A Parma gli stand commerciali più interessanti erano quelli dedicati a libri, merceria e pizzi e ricami antichi. Bellissimi anche solo da vedere, esponevano pezzi di grande qualità.
Quello che vendeva i merletti e ricami, http://www.helenmerz.de/english.htm era quasi un museo: piuttosto grande, permetteva di ammirare (e toccare con mano!) merletti di grande fascino e valore.
Oltre a quelli esposti per esteso, sul banco erano disposte con noncuranza delle cartine con pizzi antichi, divisi per epoca e tipologia.
Devo dire che ho soggiornato a lungo lì intorno, ho guardato e riguardato, alla fine ho trovato questo:
Il prezzo era abbordabile, e lo è diventato ancora di più quando ho deciso di dividerlo con Luisella (a metà c'era una cucitura, non abbiamo rovinato nulla!).
Così ora posso ammirare e rimirare questo bel merletto del XIX secolo, a Point de Gaze (sì, sembra una mania, ma lo trovo tanto bello!).
Non sono un'esperta di merletti antichi, ma riesco a capire che probabilmente non è molto antico, il disegno non è molto raffinato, e mancano i petali in rilievo che si trovavano nei pizzi più antichi.
Ecco un particolare:
E' una tale meraviglia poter vedere da vicino questa retìna, lavorata con un filo appena visibile, con i pois decorativi davvero minuscoli.
Bellissimi anche questi cerchietti, decorati con i "boccioli di rosa" che vi avevo fatto vedere in questo post:
Credo che prima o poi lo inquadrerò, ora voglio studiarlo meglio, chissà che non mi venga qualche idea per nuovi progetti!
Spero che le foto siano scaricabili facilmente, le ho lasciate ad alta definizione per permettere di vedere i dettagli, si apprezzano meglio che dal vero!
lunedì 6 giugno 2011
domenica 29 maggio 2011
Tema: la mia maestra (di Aemilia Ars)
La mia maestra di Aemilia Ars si chiama Lella (Elisabetta) ed è la migliore maestra del mondo.
E non esagero! Le insegnanti di Aemilia Ars sono poche, e Lella dimostra una pazienza, una competenza e un'attitudine all'insegnamento eccezionali. Con le sue amiche dell'Associazione I Merletti di Antonilla Cantelli, riesce a trasmettere la grazia di questo merletto, coniugata con la ricerca della perfetta esecuzione, che credo sia stata loro insegnata dalla loro eccezionale maestra.
Hanno anche scritto due libri: uno sui fiori e l'altro sui bordi a Aemilia ars, e basta sfogliarli per capire quanto curino i minimi particolari dei loro merletti, in modo da mantenerne altissima la qualità.
Ho seguito due corsi di Aemilia Ars tenuti da questa associazione, e la mia maestra è sempre stata Lella, ma credo che lo standard delle insegnanti sia uguale: molto brave e molto esigenti, come dev'essere.
Con soli due corsi brevi (Sansepolcro nel 2008 e Italiainvita 2009) è riuscita ad insegnarmi questo:
Penso che solo una maestra bravissima riesca a ottenere questi risultati in così poco tempo!
E cosa fa la Lella, oltre a insegnare? Dei merletti da favola, naturalmente!
Ecco alcuni dei suoi lavori che esponeva, insieme alle sue amiche, a Parma:
Questo è un lavoro bellissimo:
Tratto da un merletto antico, ridisegnato e rilavorato.
E poi?
Colleziona merletti! Appassionata come il marito di antiquariato, con occhio infallibile setaccia mercatini e negozi e riesce a scovare dei veri tesori, come questo:
E poi? Tante altre cose, ma sicuramente mi tirerà le orecchie per averla elogiata troppo!
E non esagero! Le insegnanti di Aemilia Ars sono poche, e Lella dimostra una pazienza, una competenza e un'attitudine all'insegnamento eccezionali. Con le sue amiche dell'Associazione I Merletti di Antonilla Cantelli, riesce a trasmettere la grazia di questo merletto, coniugata con la ricerca della perfetta esecuzione, che credo sia stata loro insegnata dalla loro eccezionale maestra.
Hanno anche scritto due libri: uno sui fiori e l'altro sui bordi a Aemilia ars, e basta sfogliarli per capire quanto curino i minimi particolari dei loro merletti, in modo da mantenerne altissima la qualità.
Ho seguito due corsi di Aemilia Ars tenuti da questa associazione, e la mia maestra è sempre stata Lella, ma credo che lo standard delle insegnanti sia uguale: molto brave e molto esigenti, come dev'essere.
Con soli due corsi brevi (Sansepolcro nel 2008 e Italiainvita 2009) è riuscita ad insegnarmi questo:
Penso che solo una maestra bravissima riesca a ottenere questi risultati in così poco tempo!
E cosa fa la Lella, oltre a insegnare? Dei merletti da favola, naturalmente!
Ecco alcuni dei suoi lavori che esponeva, insieme alle sue amiche, a Parma:
Questo è un lavoro bellissimo:
Tratto da un merletto antico, ridisegnato e rilavorato.
E poi?
Colleziona merletti! Appassionata come il marito di antiquariato, con occhio infallibile setaccia mercatini e negozi e riesce a scovare dei veri tesori, come questo:
E poi? Tante altre cose, ma sicuramente mi tirerà le orecchie per averla elogiata troppo!
lunedì 23 maggio 2011
Parma, seconda puntata
Come promesso, ecco il seguito dell'avventura parmense.
Oltre ai grandi stand dedicati alle esposizioni delle varie regioni, secondo me erano di molto interessanti i piccoli stand relegati in fondo al salone, quelli che Stefania chiamava "i confessionali". Purtroppo non ho fatto dele foto, ma ho trovato tecniche a me sconosciute, come il macramè chiamato Margarethe (mi pare!), il chiacchierino ad ago con una signora molto simpatica e disponibile che insegnava in qualunque momento come districarsi con il lungo ago, lo sfilato di Deruta (ne parla Jeanine in un post recente), il magnifico punto raso di Anna Vigo, per fare solo qualche esempio.
E per riempire ulteriormente due giorni già pieni di cose da vedere ho seguito anche due atelier.
Venerdì pomeriggio mi sono dedicata al Puncetto. Non era previsto, l'atelier doveva svolgersi solo al mattino, ma la signora mi ha vista molto interessata così, insieme ad altre allieve imrovvisate, ho passato due ore intensive e molto formative.
L'insegnante era organizzatissima e si vedeva che aveva esperienza perchè anticipava le nostre domande. Abbiamo cominciato lavorando i punti di base su un rettangolino di stoffa,
poi, una volta capito il meccanismo, abbiamo provato a fare una puntina a un pezzo di stoffa rotondo, con l'orlo già imbastito:
E' riuscita anche ad insegnarci come fare la cimossa per iniziare senza la stoffa.
Per finire ci ha consegnato una mini-dispensa e il mateiale che avevamo usato, oltre alla sua mail per eventuali informazioni.
Non potevamo chiedere di più!
Il giorno successivo, invece, avevo prenotato l'atelier di Ars Panicalensis ( da Paola Matteucci), tecnica che ammiro molto per la bellezza dei lavori tradizionali e la capacità di evolvere verso motivi più moderni, utilizzando anche tulle e fili tinti su misura.
Anche qui grande organizzazione e ottimo materiale. L'obiettivo era di fare un quadratino da usare come copertina per un needlecase. Naturalmente abbiamo solo imparato l'essenziale, per riuscire a portare a termine il lavoro in modo autonomo. Paola Matteucci è davvero bravissima ad insegnare, riesce a semplificare il lavoro per l'atelier, facendo però vedere gli aspetti che sarebbero da approfondire in un corso più prolungato.
Devo dire che ho trovato questa tecnica abbastanza difficile; si inizia imbastendo con grande cura il tulle al disegno e a due strati di carta sottostante. Si riempie quindi il disegno con punti filza distanziati in modo vario, che formano i motivi, ma è difficile mantenere la giusta tensione, e anche riempire il disegno fino al margine, senza oltrepassarlo. Sembra di essere tornati bambini, quando ci insegnavano a colorare.
La leggerezza di quelto ricamo è anche data dai contorni poco marcati, che rendono indispensabile una grande cura nel riempimento, che si acquista credo dopo parecchia pratica.
Questo è il risultato delle mie due ore di lavoro, come si vede avrei grande bisogno di seguire un corso di approfondimento! Però l'insegnante ha fatto miracoli.
E poi...... mi verranno in mente mille altre cose da raccontare, ne parlerò quando se ne presenterà l'occasione.
Oltre ai grandi stand dedicati alle esposizioni delle varie regioni, secondo me erano di molto interessanti i piccoli stand relegati in fondo al salone, quelli che Stefania chiamava "i confessionali". Purtroppo non ho fatto dele foto, ma ho trovato tecniche a me sconosciute, come il macramè chiamato Margarethe (mi pare!), il chiacchierino ad ago con una signora molto simpatica e disponibile che insegnava in qualunque momento come districarsi con il lungo ago, lo sfilato di Deruta (ne parla Jeanine in un post recente), il magnifico punto raso di Anna Vigo, per fare solo qualche esempio.
E per riempire ulteriormente due giorni già pieni di cose da vedere ho seguito anche due atelier.
Venerdì pomeriggio mi sono dedicata al Puncetto. Non era previsto, l'atelier doveva svolgersi solo al mattino, ma la signora mi ha vista molto interessata così, insieme ad altre allieve imrovvisate, ho passato due ore intensive e molto formative.
L'insegnante era organizzatissima e si vedeva che aveva esperienza perchè anticipava le nostre domande. Abbiamo cominciato lavorando i punti di base su un rettangolino di stoffa,
poi, una volta capito il meccanismo, abbiamo provato a fare una puntina a un pezzo di stoffa rotondo, con l'orlo già imbastito:
E' riuscita anche ad insegnarci come fare la cimossa per iniziare senza la stoffa.
Per finire ci ha consegnato una mini-dispensa e il mateiale che avevamo usato, oltre alla sua mail per eventuali informazioni.
Non potevamo chiedere di più!
Il giorno successivo, invece, avevo prenotato l'atelier di Ars Panicalensis ( da Paola Matteucci), tecnica che ammiro molto per la bellezza dei lavori tradizionali e la capacità di evolvere verso motivi più moderni, utilizzando anche tulle e fili tinti su misura.
Anche qui grande organizzazione e ottimo materiale. L'obiettivo era di fare un quadratino da usare come copertina per un needlecase. Naturalmente abbiamo solo imparato l'essenziale, per riuscire a portare a termine il lavoro in modo autonomo. Paola Matteucci è davvero bravissima ad insegnare, riesce a semplificare il lavoro per l'atelier, facendo però vedere gli aspetti che sarebbero da approfondire in un corso più prolungato.
Devo dire che ho trovato questa tecnica abbastanza difficile; si inizia imbastendo con grande cura il tulle al disegno e a due strati di carta sottostante. Si riempie quindi il disegno con punti filza distanziati in modo vario, che formano i motivi, ma è difficile mantenere la giusta tensione, e anche riempire il disegno fino al margine, senza oltrepassarlo. Sembra di essere tornati bambini, quando ci insegnavano a colorare.
La leggerezza di quelto ricamo è anche data dai contorni poco marcati, che rendono indispensabile una grande cura nel riempimento, che si acquista credo dopo parecchia pratica.
Questo è il risultato delle mie due ore di lavoro, come si vede avrei grande bisogno di seguire un corso di approfondimento! Però l'insegnante ha fatto miracoli.
E poi...... mi verranno in mente mille altre cose da raccontare, ne parlerò quando se ne presenterà l'occasione.
lunedì 16 maggio 2011
Parma 2011
Eccomi di ritorno da Italiainvita 2011, per me la quarta edizione, ormai un appuntamento fisso.
Sono partita sapendo più o meno cosa aspettarmi, con Intenet si riesce a seguire l'attività dei gruppi che più interessano, si conoscono i libri usciti di recente, molti materiali si comprano in rete.
Però ne vale la pena. Molto. Anche se lo sfilato siciliano non desta più lo stupore della prima volta, i lavori al tombolo sono sempre belli allo stesso modo, vedere tutte queste meraviglie insieme fa sempre un gran bell'effetto.
Questo era il quilt che accoglieva i visitatori all'ingresso, appena superate le biglietterie, e con i suoi colori squillanti e le sue dimensioni ragguardevoli era un bel colpo d'occhio e un bel biglietto da visita della manifestazione.
Quest'anno una bella sezione era dedicata al patchwork, l'esposizione è stata una gioia per gli occhi, con pezzi poco tradizionali, molto originali.
Il primo padiglione ospitava la mostra della Collezione di pizzi al tombolo di Rita Bargna; diverse serie dedicate alle quattro stagioni di design davvero notevole. Impossibile fotografare.
Subito dopo veniva la mostra dei lavori fatti dalle scuole sul tema della manifestazione, Herbarium, con pezzi pregevole fattura e notevole creatività. Le fotografie sono raccolte nel catalogo della mostra.
I miei preferiti? Difficile scegliere, ma mi è piaciuto molto l'Elleborus Spurius di Rossella Lavarini (le amiche di filofilò), stilizzato, col centro fatto in parte a ricamo in parte a reticello, con rami che proseguivano quelli ricamati. Molto bello anche il Daucus Carota, una perfetta riproduzione su tulle, con fili colorati, di una pianta dei prati (Paola Matteucci, Ars Panicalensis).
Nel padiglione principale erano ospitate le scuole di ricamo della varie regioni. Rispetto agli scorsi anni mancava qualcuno, ma il panorama era comunque molto ricco. Stand ampi, era possibile avvicinarsi ai lavori e studiarli da vicino.
Ricami di stile vario, più o meno tradizionali, ma una cosa li accomunava: la perfezione tecnica dell'esecuzione.
Mi è piaciuto molto lo stand di Rosalba Pepi, originale come sempre:
Gran colpo d'occhio anche il lavori di Punto Pisano moderno di Gilda Cefariello
E merletti. Non tanto tombolo, di stile tradizionale. Per il merletto ad ago c'era da rifarsi gli occhi con l'Associazione Culturale il Punto Antico (che quest'anno teneva anche un workshop)
e l'Associazione "I merletti di Antonilla Cantelli". Credo che le dedicherò un post a parte, ma tanto per dare un'idea:
C'era anche l'Associazione Punto Maglie, ospitava un abito da sposa con un giacchino lavorato interamente ad ago (!!!!!) e vari lavori con le caratteristiche figurine maschili e femminili. Purtroppo vietavano tassativamente le fotografie.
Altra sezione di merletto: Pucetto Valsesiano: un unico stand, ricchissimo di merletti per lo più in bianco:
E poi....tantissime altre cose, ci saranno altre puntate!
Vi siete chieste com'è finito il mio macro Point de Gaze? Terminato, attaccato alla maglia-vestito e indossato!
Ecco l'effetto finale:
Ed ecco un particolare impietoso:
Di una cosa sono orgogliosa: la mia rete! Trovo che sia venuta bene, l'ho fatta con il cordonetto 80 (fil à dentelles) e mi sembra più che accettabile.
Il seguito alla prossima puntata.
Sono partita sapendo più o meno cosa aspettarmi, con Intenet si riesce a seguire l'attività dei gruppi che più interessano, si conoscono i libri usciti di recente, molti materiali si comprano in rete.
Però ne vale la pena. Molto. Anche se lo sfilato siciliano non desta più lo stupore della prima volta, i lavori al tombolo sono sempre belli allo stesso modo, vedere tutte queste meraviglie insieme fa sempre un gran bell'effetto.
Questo era il quilt che accoglieva i visitatori all'ingresso, appena superate le biglietterie, e con i suoi colori squillanti e le sue dimensioni ragguardevoli era un bel colpo d'occhio e un bel biglietto da visita della manifestazione.
Quest'anno una bella sezione era dedicata al patchwork, l'esposizione è stata una gioia per gli occhi, con pezzi poco tradizionali, molto originali.
Il primo padiglione ospitava la mostra della Collezione di pizzi al tombolo di Rita Bargna; diverse serie dedicate alle quattro stagioni di design davvero notevole. Impossibile fotografare.
Subito dopo veniva la mostra dei lavori fatti dalle scuole sul tema della manifestazione, Herbarium, con pezzi pregevole fattura e notevole creatività. Le fotografie sono raccolte nel catalogo della mostra.
I miei preferiti? Difficile scegliere, ma mi è piaciuto molto l'Elleborus Spurius di Rossella Lavarini (le amiche di filofilò), stilizzato, col centro fatto in parte a ricamo in parte a reticello, con rami che proseguivano quelli ricamati. Molto bello anche il Daucus Carota, una perfetta riproduzione su tulle, con fili colorati, di una pianta dei prati (Paola Matteucci, Ars Panicalensis).
Nel padiglione principale erano ospitate le scuole di ricamo della varie regioni. Rispetto agli scorsi anni mancava qualcuno, ma il panorama era comunque molto ricco. Stand ampi, era possibile avvicinarsi ai lavori e studiarli da vicino.
Ricami di stile vario, più o meno tradizionali, ma una cosa li accomunava: la perfezione tecnica dell'esecuzione.
Mi è piaciuto molto lo stand di Rosalba Pepi, originale come sempre:
| Fogli eseguite a trapunto fiorentino |
Gran colpo d'occhio anche il lavori di Punto Pisano moderno di Gilda Cefariello
| Spero di aver messo la fotografia per il verso giusto |
| Lampada con limoni |
| Bordo illustrato anche nel nuovo libro "Quaderni di Aemilia Ars. Bordi" |
Altra sezione di merletto: Pucetto Valsesiano: un unico stand, ricchissimo di merletti per lo più in bianco:
E poi....tantissime altre cose, ci saranno altre puntate!
Vi siete chieste com'è finito il mio macro Point de Gaze? Terminato, attaccato alla maglia-vestito e indossato!
Ecco l'effetto finale:
Ed ecco un particolare impietoso:
Di una cosa sono orgogliosa: la mia rete! Trovo che sia venuta bene, l'ho fatta con il cordonetto 80 (fil à dentelles) e mi sembra più che accettabile.
Il seguito alla prossima puntata.
domenica 8 maggio 2011
Nuovi progetti: aggiornamento
In questo post dicevo di voler iniziare un nuovo merletto, una sorta di Macro Point de Gaze, se si può ancora chiamare così un pizzo lavorato con la tecnica corretta ma con un filo molto più grande di quello impiegato normalmente.
Ecco l'aggiornamento:
Come si vede ho finito tutti i riempimenti. Non è stato facilissimo cercare di dare una forma alle nervature, quelle righe di buchini che si vedono nelle foglie. Ho lavorato prima la parte di destra, poi quella di sinistra, e si vede che un po' di esperienza me la sono fatta, mi sembra un po' migliore. Ho lavorato sempre tenendo il lavoro in mano, con l'ago puntato in fuori, e mi sono trovata proprio bene, è evidente che, se si insegna questo modo di lavorare è perchè è il più adatto a questa tecnica.
Ho iniziato a fare alcune roselline nella parte centrale a destra, ma ho sospeso perchè mi sono ricordata che la maestra diceva di lavorare i rilievi per ultimi, perchè si sporcano più facilmente.
Ho anche fatto una parte dei contorni, ma....ho praticamente finito il filo!
Si può essere così sciocchi da non comprare due matassine insieme? E quando si vede che il lavoro finisce e il filo scarseggia, non si potrebbe andare in merceria quando è aperta? No. ieri non l'ho comprato, e ora mi trovo con il lavoro quasi fnito e il filo pure. E domani i negozi sono chiusi. E a questo punto vorrei finirlo, applcarlo sulla maglietta e indossarla a Parma.
Vuol dire che martedì e mercoledì sera lavorerò intensamente.
Per punirmi, e visto che ho due sere di tempo, ho deciso di fare la rete nello spazio vuoto tra le foglie.
Questo è l'inizio:
Questa rete la trovo difficile da fare perchè si lavora in giri di andata e ritorno, e quando è un po' larga diventa difficile tenerla regolare. Però il mio primo pezzo mi piace parecchio, che mi stia facendo la mano?
Comunque siete avvisate: se a Parma avvistate una specie di gnomo con una maglietta lunga e larga con questo pizzo, sono io (sempre ammesso che riesca a finirlo e attaccarlo in tempo)
Ecco l'aggiornamento:
Come si vede ho finito tutti i riempimenti. Non è stato facilissimo cercare di dare una forma alle nervature, quelle righe di buchini che si vedono nelle foglie. Ho lavorato prima la parte di destra, poi quella di sinistra, e si vede che un po' di esperienza me la sono fatta, mi sembra un po' migliore. Ho lavorato sempre tenendo il lavoro in mano, con l'ago puntato in fuori, e mi sono trovata proprio bene, è evidente che, se si insegna questo modo di lavorare è perchè è il più adatto a questa tecnica.
Ho iniziato a fare alcune roselline nella parte centrale a destra, ma ho sospeso perchè mi sono ricordata che la maestra diceva di lavorare i rilievi per ultimi, perchè si sporcano più facilmente.
Ho anche fatto una parte dei contorni, ma....ho praticamente finito il filo!
Si può essere così sciocchi da non comprare due matassine insieme? E quando si vede che il lavoro finisce e il filo scarseggia, non si potrebbe andare in merceria quando è aperta? No. ieri non l'ho comprato, e ora mi trovo con il lavoro quasi fnito e il filo pure. E domani i negozi sono chiusi. E a questo punto vorrei finirlo, applcarlo sulla maglietta e indossarla a Parma.
Vuol dire che martedì e mercoledì sera lavorerò intensamente.
Per punirmi, e visto che ho due sere di tempo, ho deciso di fare la rete nello spazio vuoto tra le foglie.
Questo è l'inizio:
Questa rete la trovo difficile da fare perchè si lavora in giri di andata e ritorno, e quando è un po' larga diventa difficile tenerla regolare. Però il mio primo pezzo mi piace parecchio, che mi stia facendo la mano?
Comunque siete avvisate: se a Parma avvistate una specie di gnomo con una maglietta lunga e larga con questo pizzo, sono io (sempre ammesso che riesca a finirlo e attaccarlo in tempo)
domenica 1 maggio 2011
Merletti da indossare
Allora, l'avete visto il matrimonio? Intendo quello principesco, anzi regale, quello della settimana, dell'anno, del secolo?
La sposa era bella, niente da dire. E il vestito, avete visto quanto merletto? Non possiamo proprio lamentarci!
A me è venuta subito la curiosità di sapere di che merletto si trattasse, e non ho dovuto aspettare molto per essere soddisfatta. Sulla miling list di Arachne tutti si sono buttati a commentare, e hanno trovato fonti molto interessanti che, oltre a permettere di vedere i dettagli dell'abito da vicino, spiegavano anche a grandi linee com'era stato eseguito.
QUI si possono ammirare i particolari del vestito (muovendo il mouse sulla foto di sinistra, si vedono i dettagli a destra).
E' stato reso noto che la stilista si è rivolta alla Royal School of Needlework per l'esecuzione delle decorazioni del vestito, velo strascico e...scarpe!
In effetti la scuola ha emanato un comunicato stampa che spiega a grandi linee come abbiano svolto il lavoro. Qui ci sono interviste e spiegazioni della BBC.
Pare che la stilista abbia scelto dei merletti francesi (fatti su telai di fabbricazione inglese, hanno puntualizzato in un'intervista), da questi, alla RSN hanno tagliato tutti i motivi floreali e li hanno applicati al tulle della camicetta, al fondo del velo, alla gonna e allo strascico, con la tecnica del merletto di Carrickmacross.
Si tratta di un merletto originato in Irlanda negli anni '80 del XIX secolo, esegguito applicando sul tulle dei disegni in organza, e contornandoli con un cordoncino, con successivi abbellimenti a ricamo. Nel caso invece del vestito in questione, non si è applicata l'organza, ma i motivi del merletto meccanico, disposti in modo da realizzare il disegno voluto dalla stilista.
Alla RSN hanno spiegato che per la lavorazione hanno usato aghi finissimi, n° 12, che cambiavano ogni tre ore, e le ricamatrici si lavavano le mani ogni 30 minuti, in modo da mantenere perfetto il tessuto.
Principesse a parte, guardando in giro nelle vetrine, al mercato, sulle riviste, quest'anno ho visto tanto pizzo nell'abbigliamento, spesso usato in modo particolare. Sarà che si vede quello che si cerca o il merletto è un po' di moda?
Sulla copertina di Marie Claire di febbraio, mi pare, la modella indossava dei vistosi orecchini di Dolce e Gabbana lavorati a Gros Point de Venise, cioè merletto ad ago!
E guardate cosa crea questa signora : dei gioielli eseguiti all'uncinetto con filo d'oro o d'argento (notevoli anche alcuni prezzi, devo dire).
In questo post non mettiamo neppure una foto? Eccone una che non c'entra nulla, ma è il primo fiore del mio Lithops, non ero mai riuscita a farne fiorire uno!
La sposa era bella, niente da dire. E il vestito, avete visto quanto merletto? Non possiamo proprio lamentarci!
A me è venuta subito la curiosità di sapere di che merletto si trattasse, e non ho dovuto aspettare molto per essere soddisfatta. Sulla miling list di Arachne tutti si sono buttati a commentare, e hanno trovato fonti molto interessanti che, oltre a permettere di vedere i dettagli dell'abito da vicino, spiegavano anche a grandi linee com'era stato eseguito.
QUI si possono ammirare i particolari del vestito (muovendo il mouse sulla foto di sinistra, si vedono i dettagli a destra).
E' stato reso noto che la stilista si è rivolta alla Royal School of Needlework per l'esecuzione delle decorazioni del vestito, velo strascico e...scarpe!
In effetti la scuola ha emanato un comunicato stampa che spiega a grandi linee come abbiano svolto il lavoro. Qui ci sono interviste e spiegazioni della BBC.
Pare che la stilista abbia scelto dei merletti francesi (fatti su telai di fabbricazione inglese, hanno puntualizzato in un'intervista), da questi, alla RSN hanno tagliato tutti i motivi floreali e li hanno applicati al tulle della camicetta, al fondo del velo, alla gonna e allo strascico, con la tecnica del merletto di Carrickmacross.
Si tratta di un merletto originato in Irlanda negli anni '80 del XIX secolo, esegguito applicando sul tulle dei disegni in organza, e contornandoli con un cordoncino, con successivi abbellimenti a ricamo. Nel caso invece del vestito in questione, non si è applicata l'organza, ma i motivi del merletto meccanico, disposti in modo da realizzare il disegno voluto dalla stilista.
Alla RSN hanno spiegato che per la lavorazione hanno usato aghi finissimi, n° 12, che cambiavano ogni tre ore, e le ricamatrici si lavavano le mani ogni 30 minuti, in modo da mantenere perfetto il tessuto.
Principesse a parte, guardando in giro nelle vetrine, al mercato, sulle riviste, quest'anno ho visto tanto pizzo nell'abbigliamento, spesso usato in modo particolare. Sarà che si vede quello che si cerca o il merletto è un po' di moda?
Sulla copertina di Marie Claire di febbraio, mi pare, la modella indossava dei vistosi orecchini di Dolce e Gabbana lavorati a Gros Point de Venise, cioè merletto ad ago!
E guardate cosa crea questa signora : dei gioielli eseguiti all'uncinetto con filo d'oro o d'argento (notevoli anche alcuni prezzi, devo dire).
In questo post non mettiamo neppure una foto? Eccone una che non c'entra nulla, ma è il primo fiore del mio Lithops, non ero mai riuscita a farne fiorire uno!
lunedì 25 aprile 2011
Corso Point de gaze: ultimi dettagli e nuovi progetti
Ho una buona notizia: sto per finire la telenovela del Point de Gaze!
Ho l'impressione di aver perso un po' di lettori per la strada, con questi post monotematici, ma è meglio che scriva quel che ho imparato prima che me lo dimentichi, la mia memoria è piuttosto labile.
Eravamo arrivati ai motivi di abbellimento. Abbiamo imparato come si fanno le "Corone", una sorta di ciambelline imbottite grandi (si fa per dire), e i pois che si trovano nella rete, delle ciambelline molto piccole.
Ecco quelle grandi, al centro del fiore:
e quelle piccole, che si avvolgono intorno a uno spillo sottile:
Sono fatte con lo stesso principio: i fili di imbottitura sono piegati a metà, si infila l'ago col filo che li ricoprirò nel puntoin cui sono piegati, si ancora all'orditura per quelle grandi e alla rete per quelle piccole, poi si ricoprono con punto festone non molto fitto; una volta arrivati quasi alla fine del cerchio si tagliano i fili in diagonale (la parte più lunga all'esterno, naturalmente), si fanno gli ultimi punti di copertura, si unisce l'ultimo punto col primo, e si fissa il filo passando nell'imbottitura dall'esterno a lcentro e viceversa per alcune volte.
Gli ornamenti più peculiari però sono quelli chiamati "boccioli di rosa". Sulla prima foto sono quei grovigli di filo che si vedono sui raggi al centro del fiore.
In realtà sono carini, e penso che si potrebbero anche usare nel ricamo, sembrano veramente delle roselline.
Ho fatto una prova di ricamo su stoffa, con Perlè, così vediamo cosa facciamo.
Si fanno delle barrette verticali distanziate:
Si annodano con un tratto orizzontale
Questi passaggi possono essere sostituiti da delle crocette, se si vogliono roselline sparse. Non so se vadano annodate al centro, bisognerebbe provare.
Si parte da un'estremità e si risale arrotolando il filo su quello orizzontale (per comodità ho girato il lavoro), poi si passa sotto l'incrocio in questo modo:
Quindi si ruota il lavoro e si fanno tre punti festone a cavallo dell'incrocio:
Poi altri due punti festone, sempre a cavallo dell'incrocio, ma ortogonali ai precedenti, che ne vengono parzialmente ricoperti:
Alla fine, sempre in questa posizione, si fa una specie di nodo che avvolge tutti i punti festone, e li stringe un po', facendoli risaltare.
Ecco come si fa il nodo:
L'ago passa sopra il filo, sotto l'incrocio, e di nuovo sopra il filo.
Si tira con delicatezza, tenendo il nodo il più possibile attaccato alla stoffa:
Questa fase è un po' delicata, il nodo deve circondare in basso i punti festone; si tira leggermente, in modo da ottenere l'effetto "push up", ed ecco il risultato finale:
E ora veniamo ai progetti. Vorrei fare un pizzo per abbellire una maglietta-vestito davvero molt basic, ma se lavoro con i fili prescritti i casi sono due: o impiego un'eternità e faccio in tempo a consumare la maglietta, o faccio un lavoro piccolo, che potrebbe fare l'effetto cacca di piccione.
Allora ho pensato di fare un lavoro grande con filo grande.
Ho preso un disegno dal libro di Catherine Barley (spero ardentemente che non veda lo scempio!), l'ho ingrandito al 150% in modo da ottenere una larghezza di circa 20 cm, e lo lavoro con il filo da ricamo n° 25.
Per il momento sto facendo la traccia di contorno, eccola:
Questa volta ho deciso di sperimentare il metodo raccomandato dalla maestra (almeno quello!) : carta ricoperta di plastica attaccata a due strati di tela (tipo tela da lenzuola). Ho comunque perforato tutto il contorno, in modo da essere precisa quando stendo il filo, mi trovo abbastanza bene
Ho l'impressione di aver perso un po' di lettori per la strada, con questi post monotematici, ma è meglio che scriva quel che ho imparato prima che me lo dimentichi, la mia memoria è piuttosto labile.
Eravamo arrivati ai motivi di abbellimento. Abbiamo imparato come si fanno le "Corone", una sorta di ciambelline imbottite grandi (si fa per dire), e i pois che si trovano nella rete, delle ciambelline molto piccole.
Ecco quelle grandi, al centro del fiore:
e quelle piccole, che si avvolgono intorno a uno spillo sottile:
Sono fatte con lo stesso principio: i fili di imbottitura sono piegati a metà, si infila l'ago col filo che li ricoprirò nel puntoin cui sono piegati, si ancora all'orditura per quelle grandi e alla rete per quelle piccole, poi si ricoprono con punto festone non molto fitto; una volta arrivati quasi alla fine del cerchio si tagliano i fili in diagonale (la parte più lunga all'esterno, naturalmente), si fanno gli ultimi punti di copertura, si unisce l'ultimo punto col primo, e si fissa il filo passando nell'imbottitura dall'esterno a lcentro e viceversa per alcune volte.
Gli ornamenti più peculiari però sono quelli chiamati "boccioli di rosa". Sulla prima foto sono quei grovigli di filo che si vedono sui raggi al centro del fiore.
In realtà sono carini, e penso che si potrebbero anche usare nel ricamo, sembrano veramente delle roselline.
Ho fatto una prova di ricamo su stoffa, con Perlè, così vediamo cosa facciamo.
Si fanno delle barrette verticali distanziate:
Si annodano con un tratto orizzontale
Questi passaggi possono essere sostituiti da delle crocette, se si vogliono roselline sparse. Non so se vadano annodate al centro, bisognerebbe provare.
Si parte da un'estremità e si risale arrotolando il filo su quello orizzontale (per comodità ho girato il lavoro), poi si passa sotto l'incrocio in questo modo:
Quindi si ruota il lavoro e si fanno tre punti festone a cavallo dell'incrocio:
Poi altri due punti festone, sempre a cavallo dell'incrocio, ma ortogonali ai precedenti, che ne vengono parzialmente ricoperti:
Alla fine, sempre in questa posizione, si fa una specie di nodo che avvolge tutti i punti festone, e li stringe un po', facendoli risaltare.
Ecco come si fa il nodo:
L'ago passa sopra il filo, sotto l'incrocio, e di nuovo sopra il filo.
Si tira con delicatezza, tenendo il nodo il più possibile attaccato alla stoffa:
Questa fase è un po' delicata, il nodo deve circondare in basso i punti festone; si tira leggermente, in modo da ottenere l'effetto "push up", ed ecco il risultato finale:
E ora veniamo ai progetti. Vorrei fare un pizzo per abbellire una maglietta-vestito davvero molt basic, ma se lavoro con i fili prescritti i casi sono due: o impiego un'eternità e faccio in tempo a consumare la maglietta, o faccio un lavoro piccolo, che potrebbe fare l'effetto cacca di piccione.
Allora ho pensato di fare un lavoro grande con filo grande.
Ho preso un disegno dal libro di Catherine Barley (spero ardentemente che non veda lo scempio!), l'ho ingrandito al 150% in modo da ottenere una larghezza di circa 20 cm, e lo lavoro con il filo da ricamo n° 25.
Per il momento sto facendo la traccia di contorno, eccola:
Questa volta ho deciso di sperimentare il metodo raccomandato dalla maestra (almeno quello!) : carta ricoperta di plastica attaccata a due strati di tela (tipo tela da lenzuola). Ho comunque perforato tutto il contorno, in modo da essere precisa quando stendo il filo, mi trovo abbastanza bene
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