Come promesso, ecco il seguito dell'avventura parmense.
Oltre ai grandi stand dedicati alle esposizioni delle varie regioni, secondo me erano di molto interessanti i piccoli stand relegati in fondo al salone, quelli che Stefania chiamava "i confessionali". Purtroppo non ho fatto dele foto, ma ho trovato tecniche a me sconosciute, come il macramè chiamato Margarethe (mi pare!), il chiacchierino ad ago con una signora molto simpatica e disponibile che insegnava in qualunque momento come districarsi con il lungo ago, lo sfilato di Deruta (ne parla Jeanine in un post recente), il magnifico punto raso di Anna Vigo, per fare solo qualche esempio.
E per riempire ulteriormente due giorni già pieni di cose da vedere ho seguito anche due atelier.
Venerdì pomeriggio mi sono dedicata al Puncetto. Non era previsto, l'atelier doveva svolgersi solo al mattino, ma la signora mi ha vista molto interessata così, insieme ad altre allieve imrovvisate, ho passato due ore intensive e molto formative.
L'insegnante era organizzatissima e si vedeva che aveva esperienza perchè anticipava le nostre domande. Abbiamo cominciato lavorando i punti di base su un rettangolino di stoffa,
poi, una volta capito il meccanismo, abbiamo provato a fare una puntina a un pezzo di stoffa rotondo, con l'orlo già imbastito:
E' riuscita anche ad insegnarci come fare la cimossa per iniziare senza la stoffa.
Per finire ci ha consegnato una mini-dispensa e il mateiale che avevamo usato, oltre alla sua mail per eventuali informazioni.
Non potevamo chiedere di più!
Il giorno successivo, invece, avevo prenotato l'atelier di Ars Panicalensis ( da Paola Matteucci), tecnica che ammiro molto per la bellezza dei lavori tradizionali e la capacità di evolvere verso motivi più moderni, utilizzando anche tulle e fili tinti su misura.
Anche qui grande organizzazione e ottimo materiale. L'obiettivo era di fare un quadratino da usare come copertina per un needlecase. Naturalmente abbiamo solo imparato l'essenziale, per riuscire a portare a termine il lavoro in modo autonomo. Paola Matteucci è davvero bravissima ad insegnare, riesce a semplificare il lavoro per l'atelier, facendo però vedere gli aspetti che sarebbero da approfondire in un corso più prolungato.
Devo dire che ho trovato questa tecnica abbastanza difficile; si inizia imbastendo con grande cura il tulle al disegno e a due strati di carta sottostante. Si riempie quindi il disegno con punti filza distanziati in modo vario, che formano i motivi, ma è difficile mantenere la giusta tensione, e anche riempire il disegno fino al margine, senza oltrepassarlo. Sembra di essere tornati bambini, quando ci insegnavano a colorare.
La leggerezza di quelto ricamo è anche data dai contorni poco marcati, che rendono indispensabile una grande cura nel riempimento, che si acquista credo dopo parecchia pratica.
Questo è il risultato delle mie due ore di lavoro, come si vede avrei grande bisogno di seguire un corso di approfondimento! Però l'insegnante ha fatto miracoli.
E poi...... mi verranno in mente mille altre cose da raccontare, ne parlerò quando se ne presenterà l'occasione.
lunedì 23 maggio 2011
lunedì 16 maggio 2011
Parma 2011
Eccomi di ritorno da Italiainvita 2011, per me la quarta edizione, ormai un appuntamento fisso.
Sono partita sapendo più o meno cosa aspettarmi, con Intenet si riesce a seguire l'attività dei gruppi che più interessano, si conoscono i libri usciti di recente, molti materiali si comprano in rete.
Però ne vale la pena. Molto. Anche se lo sfilato siciliano non desta più lo stupore della prima volta, i lavori al tombolo sono sempre belli allo stesso modo, vedere tutte queste meraviglie insieme fa sempre un gran bell'effetto.
Questo era il quilt che accoglieva i visitatori all'ingresso, appena superate le biglietterie, e con i suoi colori squillanti e le sue dimensioni ragguardevoli era un bel colpo d'occhio e un bel biglietto da visita della manifestazione.
Quest'anno una bella sezione era dedicata al patchwork, l'esposizione è stata una gioia per gli occhi, con pezzi poco tradizionali, molto originali.
Il primo padiglione ospitava la mostra della Collezione di pizzi al tombolo di Rita Bargna; diverse serie dedicate alle quattro stagioni di design davvero notevole. Impossibile fotografare.
Subito dopo veniva la mostra dei lavori fatti dalle scuole sul tema della manifestazione, Herbarium, con pezzi pregevole fattura e notevole creatività. Le fotografie sono raccolte nel catalogo della mostra.
I miei preferiti? Difficile scegliere, ma mi è piaciuto molto l'Elleborus Spurius di Rossella Lavarini (le amiche di filofilò), stilizzato, col centro fatto in parte a ricamo in parte a reticello, con rami che proseguivano quelli ricamati. Molto bello anche il Daucus Carota, una perfetta riproduzione su tulle, con fili colorati, di una pianta dei prati (Paola Matteucci, Ars Panicalensis).
Nel padiglione principale erano ospitate le scuole di ricamo della varie regioni. Rispetto agli scorsi anni mancava qualcuno, ma il panorama era comunque molto ricco. Stand ampi, era possibile avvicinarsi ai lavori e studiarli da vicino.
Ricami di stile vario, più o meno tradizionali, ma una cosa li accomunava: la perfezione tecnica dell'esecuzione.
Mi è piaciuto molto lo stand di Rosalba Pepi, originale come sempre:
Gran colpo d'occhio anche il lavori di Punto Pisano moderno di Gilda Cefariello
E merletti. Non tanto tombolo, di stile tradizionale. Per il merletto ad ago c'era da rifarsi gli occhi con l'Associazione Culturale il Punto Antico (che quest'anno teneva anche un workshop)
e l'Associazione "I merletti di Antonilla Cantelli". Credo che le dedicherò un post a parte, ma tanto per dare un'idea:
C'era anche l'Associazione Punto Maglie, ospitava un abito da sposa con un giacchino lavorato interamente ad ago (!!!!!) e vari lavori con le caratteristiche figurine maschili e femminili. Purtroppo vietavano tassativamente le fotografie.
Altra sezione di merletto: Pucetto Valsesiano: un unico stand, ricchissimo di merletti per lo più in bianco:
E poi....tantissime altre cose, ci saranno altre puntate!
Vi siete chieste com'è finito il mio macro Point de Gaze? Terminato, attaccato alla maglia-vestito e indossato!
Ecco l'effetto finale:
Ed ecco un particolare impietoso:
Di una cosa sono orgogliosa: la mia rete! Trovo che sia venuta bene, l'ho fatta con il cordonetto 80 (fil à dentelles) e mi sembra più che accettabile.
Il seguito alla prossima puntata.
Sono partita sapendo più o meno cosa aspettarmi, con Intenet si riesce a seguire l'attività dei gruppi che più interessano, si conoscono i libri usciti di recente, molti materiali si comprano in rete.
Però ne vale la pena. Molto. Anche se lo sfilato siciliano non desta più lo stupore della prima volta, i lavori al tombolo sono sempre belli allo stesso modo, vedere tutte queste meraviglie insieme fa sempre un gran bell'effetto.
Questo era il quilt che accoglieva i visitatori all'ingresso, appena superate le biglietterie, e con i suoi colori squillanti e le sue dimensioni ragguardevoli era un bel colpo d'occhio e un bel biglietto da visita della manifestazione.
Quest'anno una bella sezione era dedicata al patchwork, l'esposizione è stata una gioia per gli occhi, con pezzi poco tradizionali, molto originali.
Il primo padiglione ospitava la mostra della Collezione di pizzi al tombolo di Rita Bargna; diverse serie dedicate alle quattro stagioni di design davvero notevole. Impossibile fotografare.
Subito dopo veniva la mostra dei lavori fatti dalle scuole sul tema della manifestazione, Herbarium, con pezzi pregevole fattura e notevole creatività. Le fotografie sono raccolte nel catalogo della mostra.
I miei preferiti? Difficile scegliere, ma mi è piaciuto molto l'Elleborus Spurius di Rossella Lavarini (le amiche di filofilò), stilizzato, col centro fatto in parte a ricamo in parte a reticello, con rami che proseguivano quelli ricamati. Molto bello anche il Daucus Carota, una perfetta riproduzione su tulle, con fili colorati, di una pianta dei prati (Paola Matteucci, Ars Panicalensis).
Nel padiglione principale erano ospitate le scuole di ricamo della varie regioni. Rispetto agli scorsi anni mancava qualcuno, ma il panorama era comunque molto ricco. Stand ampi, era possibile avvicinarsi ai lavori e studiarli da vicino.
Ricami di stile vario, più o meno tradizionali, ma una cosa li accomunava: la perfezione tecnica dell'esecuzione.
Mi è piaciuto molto lo stand di Rosalba Pepi, originale come sempre:
| Fogli eseguite a trapunto fiorentino |
Gran colpo d'occhio anche il lavori di Punto Pisano moderno di Gilda Cefariello
| Spero di aver messo la fotografia per il verso giusto |
| Lampada con limoni |
| Bordo illustrato anche nel nuovo libro "Quaderni di Aemilia Ars. Bordi" |
Altra sezione di merletto: Pucetto Valsesiano: un unico stand, ricchissimo di merletti per lo più in bianco:
E poi....tantissime altre cose, ci saranno altre puntate!
Vi siete chieste com'è finito il mio macro Point de Gaze? Terminato, attaccato alla maglia-vestito e indossato!
Ecco l'effetto finale:
Ed ecco un particolare impietoso:
Di una cosa sono orgogliosa: la mia rete! Trovo che sia venuta bene, l'ho fatta con il cordonetto 80 (fil à dentelles) e mi sembra più che accettabile.
Il seguito alla prossima puntata.
domenica 8 maggio 2011
Nuovi progetti: aggiornamento
In questo post dicevo di voler iniziare un nuovo merletto, una sorta di Macro Point de Gaze, se si può ancora chiamare così un pizzo lavorato con la tecnica corretta ma con un filo molto più grande di quello impiegato normalmente.
Ecco l'aggiornamento:
Come si vede ho finito tutti i riempimenti. Non è stato facilissimo cercare di dare una forma alle nervature, quelle righe di buchini che si vedono nelle foglie. Ho lavorato prima la parte di destra, poi quella di sinistra, e si vede che un po' di esperienza me la sono fatta, mi sembra un po' migliore. Ho lavorato sempre tenendo il lavoro in mano, con l'ago puntato in fuori, e mi sono trovata proprio bene, è evidente che, se si insegna questo modo di lavorare è perchè è il più adatto a questa tecnica.
Ho iniziato a fare alcune roselline nella parte centrale a destra, ma ho sospeso perchè mi sono ricordata che la maestra diceva di lavorare i rilievi per ultimi, perchè si sporcano più facilmente.
Ho anche fatto una parte dei contorni, ma....ho praticamente finito il filo!
Si può essere così sciocchi da non comprare due matassine insieme? E quando si vede che il lavoro finisce e il filo scarseggia, non si potrebbe andare in merceria quando è aperta? No. ieri non l'ho comprato, e ora mi trovo con il lavoro quasi fnito e il filo pure. E domani i negozi sono chiusi. E a questo punto vorrei finirlo, applcarlo sulla maglietta e indossarla a Parma.
Vuol dire che martedì e mercoledì sera lavorerò intensamente.
Per punirmi, e visto che ho due sere di tempo, ho deciso di fare la rete nello spazio vuoto tra le foglie.
Questo è l'inizio:
Questa rete la trovo difficile da fare perchè si lavora in giri di andata e ritorno, e quando è un po' larga diventa difficile tenerla regolare. Però il mio primo pezzo mi piace parecchio, che mi stia facendo la mano?
Comunque siete avvisate: se a Parma avvistate una specie di gnomo con una maglietta lunga e larga con questo pizzo, sono io (sempre ammesso che riesca a finirlo e attaccarlo in tempo)
Ecco l'aggiornamento:
Come si vede ho finito tutti i riempimenti. Non è stato facilissimo cercare di dare una forma alle nervature, quelle righe di buchini che si vedono nelle foglie. Ho lavorato prima la parte di destra, poi quella di sinistra, e si vede che un po' di esperienza me la sono fatta, mi sembra un po' migliore. Ho lavorato sempre tenendo il lavoro in mano, con l'ago puntato in fuori, e mi sono trovata proprio bene, è evidente che, se si insegna questo modo di lavorare è perchè è il più adatto a questa tecnica.
Ho iniziato a fare alcune roselline nella parte centrale a destra, ma ho sospeso perchè mi sono ricordata che la maestra diceva di lavorare i rilievi per ultimi, perchè si sporcano più facilmente.
Ho anche fatto una parte dei contorni, ma....ho praticamente finito il filo!
Si può essere così sciocchi da non comprare due matassine insieme? E quando si vede che il lavoro finisce e il filo scarseggia, non si potrebbe andare in merceria quando è aperta? No. ieri non l'ho comprato, e ora mi trovo con il lavoro quasi fnito e il filo pure. E domani i negozi sono chiusi. E a questo punto vorrei finirlo, applcarlo sulla maglietta e indossarla a Parma.
Vuol dire che martedì e mercoledì sera lavorerò intensamente.
Per punirmi, e visto che ho due sere di tempo, ho deciso di fare la rete nello spazio vuoto tra le foglie.
Questo è l'inizio:
Questa rete la trovo difficile da fare perchè si lavora in giri di andata e ritorno, e quando è un po' larga diventa difficile tenerla regolare. Però il mio primo pezzo mi piace parecchio, che mi stia facendo la mano?
Comunque siete avvisate: se a Parma avvistate una specie di gnomo con una maglietta lunga e larga con questo pizzo, sono io (sempre ammesso che riesca a finirlo e attaccarlo in tempo)
domenica 1 maggio 2011
Merletti da indossare
Allora, l'avete visto il matrimonio? Intendo quello principesco, anzi regale, quello della settimana, dell'anno, del secolo?
La sposa era bella, niente da dire. E il vestito, avete visto quanto merletto? Non possiamo proprio lamentarci!
A me è venuta subito la curiosità di sapere di che merletto si trattasse, e non ho dovuto aspettare molto per essere soddisfatta. Sulla miling list di Arachne tutti si sono buttati a commentare, e hanno trovato fonti molto interessanti che, oltre a permettere di vedere i dettagli dell'abito da vicino, spiegavano anche a grandi linee com'era stato eseguito.
QUI si possono ammirare i particolari del vestito (muovendo il mouse sulla foto di sinistra, si vedono i dettagli a destra).
E' stato reso noto che la stilista si è rivolta alla Royal School of Needlework per l'esecuzione delle decorazioni del vestito, velo strascico e...scarpe!
In effetti la scuola ha emanato un comunicato stampa che spiega a grandi linee come abbiano svolto il lavoro. Qui ci sono interviste e spiegazioni della BBC.
Pare che la stilista abbia scelto dei merletti francesi (fatti su telai di fabbricazione inglese, hanno puntualizzato in un'intervista), da questi, alla RSN hanno tagliato tutti i motivi floreali e li hanno applicati al tulle della camicetta, al fondo del velo, alla gonna e allo strascico, con la tecnica del merletto di Carrickmacross.
Si tratta di un merletto originato in Irlanda negli anni '80 del XIX secolo, esegguito applicando sul tulle dei disegni in organza, e contornandoli con un cordoncino, con successivi abbellimenti a ricamo. Nel caso invece del vestito in questione, non si è applicata l'organza, ma i motivi del merletto meccanico, disposti in modo da realizzare il disegno voluto dalla stilista.
Alla RSN hanno spiegato che per la lavorazione hanno usato aghi finissimi, n° 12, che cambiavano ogni tre ore, e le ricamatrici si lavavano le mani ogni 30 minuti, in modo da mantenere perfetto il tessuto.
Principesse a parte, guardando in giro nelle vetrine, al mercato, sulle riviste, quest'anno ho visto tanto pizzo nell'abbigliamento, spesso usato in modo particolare. Sarà che si vede quello che si cerca o il merletto è un po' di moda?
Sulla copertina di Marie Claire di febbraio, mi pare, la modella indossava dei vistosi orecchini di Dolce e Gabbana lavorati a Gros Point de Venise, cioè merletto ad ago!
E guardate cosa crea questa signora : dei gioielli eseguiti all'uncinetto con filo d'oro o d'argento (notevoli anche alcuni prezzi, devo dire).
In questo post non mettiamo neppure una foto? Eccone una che non c'entra nulla, ma è il primo fiore del mio Lithops, non ero mai riuscita a farne fiorire uno!
La sposa era bella, niente da dire. E il vestito, avete visto quanto merletto? Non possiamo proprio lamentarci!
A me è venuta subito la curiosità di sapere di che merletto si trattasse, e non ho dovuto aspettare molto per essere soddisfatta. Sulla miling list di Arachne tutti si sono buttati a commentare, e hanno trovato fonti molto interessanti che, oltre a permettere di vedere i dettagli dell'abito da vicino, spiegavano anche a grandi linee com'era stato eseguito.
QUI si possono ammirare i particolari del vestito (muovendo il mouse sulla foto di sinistra, si vedono i dettagli a destra).
E' stato reso noto che la stilista si è rivolta alla Royal School of Needlework per l'esecuzione delle decorazioni del vestito, velo strascico e...scarpe!
In effetti la scuola ha emanato un comunicato stampa che spiega a grandi linee come abbiano svolto il lavoro. Qui ci sono interviste e spiegazioni della BBC.
Pare che la stilista abbia scelto dei merletti francesi (fatti su telai di fabbricazione inglese, hanno puntualizzato in un'intervista), da questi, alla RSN hanno tagliato tutti i motivi floreali e li hanno applicati al tulle della camicetta, al fondo del velo, alla gonna e allo strascico, con la tecnica del merletto di Carrickmacross.
Si tratta di un merletto originato in Irlanda negli anni '80 del XIX secolo, esegguito applicando sul tulle dei disegni in organza, e contornandoli con un cordoncino, con successivi abbellimenti a ricamo. Nel caso invece del vestito in questione, non si è applicata l'organza, ma i motivi del merletto meccanico, disposti in modo da realizzare il disegno voluto dalla stilista.
Alla RSN hanno spiegato che per la lavorazione hanno usato aghi finissimi, n° 12, che cambiavano ogni tre ore, e le ricamatrici si lavavano le mani ogni 30 minuti, in modo da mantenere perfetto il tessuto.
Principesse a parte, guardando in giro nelle vetrine, al mercato, sulle riviste, quest'anno ho visto tanto pizzo nell'abbigliamento, spesso usato in modo particolare. Sarà che si vede quello che si cerca o il merletto è un po' di moda?
Sulla copertina di Marie Claire di febbraio, mi pare, la modella indossava dei vistosi orecchini di Dolce e Gabbana lavorati a Gros Point de Venise, cioè merletto ad ago!
E guardate cosa crea questa signora : dei gioielli eseguiti all'uncinetto con filo d'oro o d'argento (notevoli anche alcuni prezzi, devo dire).
In questo post non mettiamo neppure una foto? Eccone una che non c'entra nulla, ma è il primo fiore del mio Lithops, non ero mai riuscita a farne fiorire uno!
lunedì 25 aprile 2011
Corso Point de gaze: ultimi dettagli e nuovi progetti
Ho una buona notizia: sto per finire la telenovela del Point de Gaze!
Ho l'impressione di aver perso un po' di lettori per la strada, con questi post monotematici, ma è meglio che scriva quel che ho imparato prima che me lo dimentichi, la mia memoria è piuttosto labile.
Eravamo arrivati ai motivi di abbellimento. Abbiamo imparato come si fanno le "Corone", una sorta di ciambelline imbottite grandi (si fa per dire), e i pois che si trovano nella rete, delle ciambelline molto piccole.
Ecco quelle grandi, al centro del fiore:
e quelle piccole, che si avvolgono intorno a uno spillo sottile:
Sono fatte con lo stesso principio: i fili di imbottitura sono piegati a metà, si infila l'ago col filo che li ricoprirò nel puntoin cui sono piegati, si ancora all'orditura per quelle grandi e alla rete per quelle piccole, poi si ricoprono con punto festone non molto fitto; una volta arrivati quasi alla fine del cerchio si tagliano i fili in diagonale (la parte più lunga all'esterno, naturalmente), si fanno gli ultimi punti di copertura, si unisce l'ultimo punto col primo, e si fissa il filo passando nell'imbottitura dall'esterno a lcentro e viceversa per alcune volte.
Gli ornamenti più peculiari però sono quelli chiamati "boccioli di rosa". Sulla prima foto sono quei grovigli di filo che si vedono sui raggi al centro del fiore.
In realtà sono carini, e penso che si potrebbero anche usare nel ricamo, sembrano veramente delle roselline.
Ho fatto una prova di ricamo su stoffa, con Perlè, così vediamo cosa facciamo.
Si fanno delle barrette verticali distanziate:
Si annodano con un tratto orizzontale
Questi passaggi possono essere sostituiti da delle crocette, se si vogliono roselline sparse. Non so se vadano annodate al centro, bisognerebbe provare.
Si parte da un'estremità e si risale arrotolando il filo su quello orizzontale (per comodità ho girato il lavoro), poi si passa sotto l'incrocio in questo modo:
Quindi si ruota il lavoro e si fanno tre punti festone a cavallo dell'incrocio:
Poi altri due punti festone, sempre a cavallo dell'incrocio, ma ortogonali ai precedenti, che ne vengono parzialmente ricoperti:
Alla fine, sempre in questa posizione, si fa una specie di nodo che avvolge tutti i punti festone, e li stringe un po', facendoli risaltare.
Ecco come si fa il nodo:
L'ago passa sopra il filo, sotto l'incrocio, e di nuovo sopra il filo.
Si tira con delicatezza, tenendo il nodo il più possibile attaccato alla stoffa:
Questa fase è un po' delicata, il nodo deve circondare in basso i punti festone; si tira leggermente, in modo da ottenere l'effetto "push up", ed ecco il risultato finale:
E ora veniamo ai progetti. Vorrei fare un pizzo per abbellire una maglietta-vestito davvero molt basic, ma se lavoro con i fili prescritti i casi sono due: o impiego un'eternità e faccio in tempo a consumare la maglietta, o faccio un lavoro piccolo, che potrebbe fare l'effetto cacca di piccione.
Allora ho pensato di fare un lavoro grande con filo grande.
Ho preso un disegno dal libro di Catherine Barley (spero ardentemente che non veda lo scempio!), l'ho ingrandito al 150% in modo da ottenere una larghezza di circa 20 cm, e lo lavoro con il filo da ricamo n° 25.
Per il momento sto facendo la traccia di contorno, eccola:
Questa volta ho deciso di sperimentare il metodo raccomandato dalla maestra (almeno quello!) : carta ricoperta di plastica attaccata a due strati di tela (tipo tela da lenzuola). Ho comunque perforato tutto il contorno, in modo da essere precisa quando stendo il filo, mi trovo abbastanza bene
Ho l'impressione di aver perso un po' di lettori per la strada, con questi post monotematici, ma è meglio che scriva quel che ho imparato prima che me lo dimentichi, la mia memoria è piuttosto labile.
Eravamo arrivati ai motivi di abbellimento. Abbiamo imparato come si fanno le "Corone", una sorta di ciambelline imbottite grandi (si fa per dire), e i pois che si trovano nella rete, delle ciambelline molto piccole.
Ecco quelle grandi, al centro del fiore:
e quelle piccole, che si avvolgono intorno a uno spillo sottile:
Sono fatte con lo stesso principio: i fili di imbottitura sono piegati a metà, si infila l'ago col filo che li ricoprirò nel puntoin cui sono piegati, si ancora all'orditura per quelle grandi e alla rete per quelle piccole, poi si ricoprono con punto festone non molto fitto; una volta arrivati quasi alla fine del cerchio si tagliano i fili in diagonale (la parte più lunga all'esterno, naturalmente), si fanno gli ultimi punti di copertura, si unisce l'ultimo punto col primo, e si fissa il filo passando nell'imbottitura dall'esterno a lcentro e viceversa per alcune volte.
Gli ornamenti più peculiari però sono quelli chiamati "boccioli di rosa". Sulla prima foto sono quei grovigli di filo che si vedono sui raggi al centro del fiore.
In realtà sono carini, e penso che si potrebbero anche usare nel ricamo, sembrano veramente delle roselline.
Ho fatto una prova di ricamo su stoffa, con Perlè, così vediamo cosa facciamo.
Si fanno delle barrette verticali distanziate:
Si annodano con un tratto orizzontale
Questi passaggi possono essere sostituiti da delle crocette, se si vogliono roselline sparse. Non so se vadano annodate al centro, bisognerebbe provare.
Si parte da un'estremità e si risale arrotolando il filo su quello orizzontale (per comodità ho girato il lavoro), poi si passa sotto l'incrocio in questo modo:
Quindi si ruota il lavoro e si fanno tre punti festone a cavallo dell'incrocio:
Poi altri due punti festone, sempre a cavallo dell'incrocio, ma ortogonali ai precedenti, che ne vengono parzialmente ricoperti:
Alla fine, sempre in questa posizione, si fa una specie di nodo che avvolge tutti i punti festone, e li stringe un po', facendoli risaltare.
Ecco come si fa il nodo:
L'ago passa sopra il filo, sotto l'incrocio, e di nuovo sopra il filo.
Si tira con delicatezza, tenendo il nodo il più possibile attaccato alla stoffa:
Questa fase è un po' delicata, il nodo deve circondare in basso i punti festone; si tira leggermente, in modo da ottenere l'effetto "push up", ed ecco il risultato finale:
E ora veniamo ai progetti. Vorrei fare un pizzo per abbellire una maglietta-vestito davvero molt basic, ma se lavoro con i fili prescritti i casi sono due: o impiego un'eternità e faccio in tempo a consumare la maglietta, o faccio un lavoro piccolo, che potrebbe fare l'effetto cacca di piccione.
Allora ho pensato di fare un lavoro grande con filo grande.
Ho preso un disegno dal libro di Catherine Barley (spero ardentemente che non veda lo scempio!), l'ho ingrandito al 150% in modo da ottenere una larghezza di circa 20 cm, e lo lavoro con il filo da ricamo n° 25.
Per il momento sto facendo la traccia di contorno, eccola:
Questa volta ho deciso di sperimentare il metodo raccomandato dalla maestra (almeno quello!) : carta ricoperta di plastica attaccata a due strati di tela (tipo tela da lenzuola). Ho comunque perforato tutto il contorno, in modo da essere precisa quando stendo il filo, mi trovo abbastanza bene
lunedì 18 aprile 2011
Corso di Point de Gaze: dettagli
Non è fatta a Point de Gaze, mi pare evidente, ma è una bellissima spilla ricamata in oro che ha realizzato la mia amica Luisella, su disegno di Jenny Adin-Christie . Ho fatto il corso grazie a lei, perchè non solo me l'ha segnalato, ma mi ha trovato una sistemazione vicino a casa sua e mi ha accompagnata con la sua mega macchina. Luisella segue le lezioni della Royal School of Needlework e occasionalmente tiene degli stages di Goldwork in Italia, presso Ricamiamo Insieme . Anche lei ha seguito il corso; è stato divertente perchè con lei potevo parlare in italiano e potevamo confrontare le nostre "schifezze" senza deprimerci troppo.
Dicevamo dei dettagli sul Point de Gaze. Innanzitutto si lavora con fili molto sottili: 36/2 per il contorno iniziale, 100/3 per i riempimenti e 100/2 per la rete nel caso del nostro sampler a fiore, ma spesso anche più sottili. Si usano filati di cotone, gli stessi del tombolo: cotone egiziano o Brok. Gli aghi sono adeguati: n° 10 o 12. Sarebbero comodi degli aghi senza punta, ma non si trovano di queste grandezze, quindi si usano quelli normali, con cruna stretta.
Si lavora "in mano", senza il supporto del tombolo; per questo motivo la preparazione deve prevedere materiali morbidi, che si possano piegare facilmente nelle mani. Io avevo fatto la preparazione che uso di solito, con due cartoncini leggeri di supporto e la carta col disegno ricoperta da un film plastico trasparente azzurro. Il tutto si è rivelato piuttosto scomodo da accartocciare. Cattherine Barley consiglia di fissare la carta ricoperta da un film sottile su due strati di stoffa, poi fare i punti per fissare il contorno. Io non mi trovo bene perchè quando devo puntare l'ago dal rovescio al diritto non lo vedo, quindi buco in prossimità del contorno, ma non esattamente dove vorrei, devo ribucare diverse volte, il che rende la carta più fragile e il contorno meno preciso. Forse anche qui è questione di pratica.
Punti impiegati: le parti piene sono fatte a punto festone imbottito, come quello che abbiamo usato nel quadrettino-campione. La rete e le parti leggere sono fatte in quello che gli Inglesi chiamano Point d'Espagne, che è il Sacolà del merletto veneto: un punto festone con il filo ripassato una seconda volta sull'ago; i punti però sono distanziati, come nel Punto Ciaro. La grande difficoltà è che si fa in giri uguali di andata e ritorno, non viene teso il filo di imbottitura come nel sacolà. Questo rende il lavoro moto più instabile, ed è molto più difficile farlo regolare.
RETE
Ho provato a fare qualche foto lavorando col Perlè per far vedere l'esecuzione del punto e il modo di tenere il lavoro.
Non so se si capisce bene, ma l'ago viene tenuto tra l'indice e il medio, come si potrebbe tenere una sigaretta. Si mette il pollice alla base dell'ago per rendere più preciso il movimento. All'inizio trovavo questo sistema assurdo, ma lavorandoci un po' ci si rende conto che è ottimale per velocizzare il lavoro. Si inizia lavorando da sinistra a destra, con il filo sotto l'ago, come per un punto festone
Poi si prende il filo che sta vicino alla cruna e si passa intorno all'ago in senso antiorario, cioè sotto l'ago da destra a sinistra, poi sopra da sinistra a destra.
Si tira il filo, tenendolo dritto davanti a sè:
Ho avuto qualche difficoltà a capire come si lavora in senso contrario, cioè da destra a sinistra. Il movimento del filo attorno all'ago è identico, ma all'inizio non ci si posiziona come per il punto festone, il filo si tiene semplicemente sulla destra:
Si tira il filo
Ed ecco il punto:
Come si può vedere, in questa strana rete nei giri di andata i punti hanno tre torsioni, nei giri di ritorno solo due.
Cordoncino di finitura: non è fatto, come immaginavo, con un filo grosso, ma con una mazzetta di fili molto sottili; effettivamente ricoprono in modo più uniforme il cordoncino di base. Vengono fissati solo dal punto di contorno, che di solito è punto festone, ma può anche essere punto festone doppio, eseguito abbastanza rado, molto diverso dagli altri merletti ad ago.
Una delle caratteristiche del Point de Gaze sono gli ornamenti; al corso ci hanno insegnato le coroncine, i pois nella rete e i "boccioli di rosa". Ne parleremo per esteso un'altra volta
Dicevamo dei dettagli sul Point de Gaze. Innanzitutto si lavora con fili molto sottili: 36/2 per il contorno iniziale, 100/3 per i riempimenti e 100/2 per la rete nel caso del nostro sampler a fiore, ma spesso anche più sottili. Si usano filati di cotone, gli stessi del tombolo: cotone egiziano o Brok. Gli aghi sono adeguati: n° 10 o 12. Sarebbero comodi degli aghi senza punta, ma non si trovano di queste grandezze, quindi si usano quelli normali, con cruna stretta.
Si lavora "in mano", senza il supporto del tombolo; per questo motivo la preparazione deve prevedere materiali morbidi, che si possano piegare facilmente nelle mani. Io avevo fatto la preparazione che uso di solito, con due cartoncini leggeri di supporto e la carta col disegno ricoperta da un film plastico trasparente azzurro. Il tutto si è rivelato piuttosto scomodo da accartocciare. Cattherine Barley consiglia di fissare la carta ricoperta da un film sottile su due strati di stoffa, poi fare i punti per fissare il contorno. Io non mi trovo bene perchè quando devo puntare l'ago dal rovescio al diritto non lo vedo, quindi buco in prossimità del contorno, ma non esattamente dove vorrei, devo ribucare diverse volte, il che rende la carta più fragile e il contorno meno preciso. Forse anche qui è questione di pratica.
Punti impiegati: le parti piene sono fatte a punto festone imbottito, come quello che abbiamo usato nel quadrettino-campione. La rete e le parti leggere sono fatte in quello che gli Inglesi chiamano Point d'Espagne, che è il Sacolà del merletto veneto: un punto festone con il filo ripassato una seconda volta sull'ago; i punti però sono distanziati, come nel Punto Ciaro. La grande difficoltà è che si fa in giri uguali di andata e ritorno, non viene teso il filo di imbottitura come nel sacolà. Questo rende il lavoro moto più instabile, ed è molto più difficile farlo regolare.
RETE
Ho provato a fare qualche foto lavorando col Perlè per far vedere l'esecuzione del punto e il modo di tenere il lavoro.
Non so se si capisce bene, ma l'ago viene tenuto tra l'indice e il medio, come si potrebbe tenere una sigaretta. Si mette il pollice alla base dell'ago per rendere più preciso il movimento. All'inizio trovavo questo sistema assurdo, ma lavorandoci un po' ci si rende conto che è ottimale per velocizzare il lavoro. Si inizia lavorando da sinistra a destra, con il filo sotto l'ago, come per un punto festone
Poi si prende il filo che sta vicino alla cruna e si passa intorno all'ago in senso antiorario, cioè sotto l'ago da destra a sinistra, poi sopra da sinistra a destra.
Si tira il filo, tenendolo dritto davanti a sè:
Ho avuto qualche difficoltà a capire come si lavora in senso contrario, cioè da destra a sinistra. Il movimento del filo attorno all'ago è identico, ma all'inizio non ci si posiziona come per il punto festone, il filo si tiene semplicemente sulla destra:
Si tira il filo
Ed ecco il punto:
Come si può vedere, in questa strana rete nei giri di andata i punti hanno tre torsioni, nei giri di ritorno solo due.
Cordoncino di finitura: non è fatto, come immaginavo, con un filo grosso, ma con una mazzetta di fili molto sottili; effettivamente ricoprono in modo più uniforme il cordoncino di base. Vengono fissati solo dal punto di contorno, che di solito è punto festone, ma può anche essere punto festone doppio, eseguito abbastanza rado, molto diverso dagli altri merletti ad ago.
Una delle caratteristiche del Point de Gaze sono gli ornamenti; al corso ci hanno insegnato le coroncine, i pois nella rete e i "boccioli di rosa". Ne parleremo per esteso un'altra volta
domenica 10 aprile 2011
Corso di Point de Gaze: il ritorno
Sono tornata dal corso di Point de Gaze. Esperienza bella, bellissima. Ottima la qualità dell'insegnamento. Non si trattava di un corso per principianti, e l'insegnante, Catherine Barley, era assolutamente all'altezza, con la sua esperienza, ma anche con tanta cordialità e molto charme.
Il corso era organizzato dalla Lace Guild, la sede è stata cambiata rispetto all'inizio delle prenotazioni (ma è rimasta nelle vicinanze). Si trattava di uno spazio a Greenham Park, adibito anche a mostre ed altri eventi.
Oltre al nostro gruppo impegnato nel merletto ad ago, c'erano diversi corsi di tombolo, sempre di livello molto avanzato.
Ecco la sala dei lavori:
E questo il nostro gruppo di merletto ad ago:
In cinque facevamo Point de Gaze, tre merletto ad ago di base (molto belli i disegni) e due stumpwork; l'insegnante era una sola, che riusciva a distribuirsi perfettamente tra le allieve, che seguiva con cura e sollecitudine.
Ecco l mani della maestra al lavoro:
Come si può vedere, lei lavora (e insegna a lavorare) da sinistra a destra, ma con l'ago puntato all'infuori. Nei primi minuti ho pensato che non sari mai riuscita a lavorare in questo modo, poi mi sono abituata, alla fne mi veniva naturale.
Ho imparato moltissimo. Soprattutto mi sono resa conto di quante cose devo ancora imparare, perfezionare con la pratica. Tantissime.
Ecco il lavoro che ho fatto:
Mi resta molto spazio per fare pratica!
Sono particolarmente orgogliosa di questi petalini, che andranno poi cuciti sovrapposti al centro del fiore:
Devo ancora finire il cordonetto intorno, ma il bello sono le dimensioni: la larghezza massima è di due centimetri!
Questo è il campioncino che ho fatto l'ultimo giorno:
Una delle cose più difficili in questo merletto è la rete di fondo, che dev'essere fatta con filo molto sottile, e possibilmente regolare. Per allenarci abbiamo usato questo campioncino; la rete è lavorata in diagonale, partendo dall'angolo in basso a destra. Non si può dire che sia regolarissima, ma mi sembra che non sia tanto male, tutto sommato.
Il corso era organizzato dalla Lace Guild, la sede è stata cambiata rispetto all'inizio delle prenotazioni (ma è rimasta nelle vicinanze). Si trattava di uno spazio a Greenham Park, adibito anche a mostre ed altri eventi.
Oltre al nostro gruppo impegnato nel merletto ad ago, c'erano diversi corsi di tombolo, sempre di livello molto avanzato.
Ecco la sala dei lavori:
E questo il nostro gruppo di merletto ad ago:
In cinque facevamo Point de Gaze, tre merletto ad ago di base (molto belli i disegni) e due stumpwork; l'insegnante era una sola, che riusciva a distribuirsi perfettamente tra le allieve, che seguiva con cura e sollecitudine.
Ecco l mani della maestra al lavoro:
Come si può vedere, lei lavora (e insegna a lavorare) da sinistra a destra, ma con l'ago puntato all'infuori. Nei primi minuti ho pensato che non sari mai riuscita a lavorare in questo modo, poi mi sono abituata, alla fne mi veniva naturale.
Ho imparato moltissimo. Soprattutto mi sono resa conto di quante cose devo ancora imparare, perfezionare con la pratica. Tantissime.
Ecco il lavoro che ho fatto:
Mi resta molto spazio per fare pratica!
Sono particolarmente orgogliosa di questi petalini, che andranno poi cuciti sovrapposti al centro del fiore:
Devo ancora finire il cordonetto intorno, ma il bello sono le dimensioni: la larghezza massima è di due centimetri!
Questo è il campioncino che ho fatto l'ultimo giorno:
Una delle cose più difficili in questo merletto è la rete di fondo, che dev'essere fatta con filo molto sottile, e possibilmente regolare. Per allenarci abbiamo usato questo campioncino; la rete è lavorata in diagonale, partendo dall'angolo in basso a destra. Non si può dire che sia regolarissima, ma mi sembra che non sia tanto male, tutto sommato.
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