Credo che il merletto ad ago sia la tecnica che richiede meno strumenti di lavoro, servono solo poche cose, facili da reperire, facilmente sostitruibili: ago, filo, carta con il disegno, carta trasparente, cartoncino (anche di recupero), forbici e ditale se si è abituate ad usarlo.
Una tecnica davvero poco scenografica.
Esistono però degli accessori, più o meno utili, ma certamente molto affascinanti. Ce ne vogliamo privare? Giammai!
Così ho scovato sul sito del Needlelace Guild questa scatolina:
Nella foto si vedono: in alto uno strumento che serve per fare dei cerchi da usare come base per dei merletti, credo che si usi per esempio nell'Hedebo. Poi c'è un uncinetto sottilissimo, questo lo uso per passare il filo in posti "difficili", o per fissare il filo alla fine del lavoro. Sempre sulla sinistra c'è un punteruolo in legno, oltre che per perforare la stoffa serve per dare la giusta forma a cerchi o festoni, si usa per esempio per l'interno dei fiori nell'aemilia ars. A destra due strumenti misteriosi, pare che si impieghino nei lavori tipo Stumpwork per dare la giusta forma ai petali dei fiori o a strutture simili.
Non è proprio una cosa indispensabile alla sopravvivenza, però la scatola è molto carina, esterno nero opaco, foderata di vellutino rosso, con strumenti in legno lucido. Diciamo che ha un che di professionale, ecco.
In basso, fuori dalla scatola, ci sono invece i due strumenti che uso di più. Quello a sinistra è proprio comodissimo, serve per perforare i contorni del disegno, operazione secondo me indispensabile per avere un contorno pulito una volta che si è fissato il filo eserno. Questo si può fare con l'ago, ma se il disegno è grande diventa faticoso. Il perforatore, che ho comprato anni fa da Canetta, con la sua impugnatura facilita molto il lavoro.
L'altro strumento davvero indispensabile è la pinzetta, quella normale da estetista, serve per rimuovere i fili residui una volta che il merletto è stato staccato dalla carta (sono i fili che servono all'inizio per fissare il filo di contorno). Mi sento molto più professionale ad usarla dopo aver visto il filmato sul pizzo di Alençon, dove procedono esattamente come me.
Per i merletti piccoli io non uso il tombolo, ma per lavori più grandi è indispensabile per poter utilizzare entrambe le mani e rendere più uniforme il lavoro.
Ecco il mio tombolo da ago:
Come si può intuire, è più piccolo e meno duro rispetto ai tomboli da fuselli, qui il lavoro viene fissato con fpille di sicurezza, quindi la fodera deve cedere un po'. Davanti al tombolo c'è quello che dovrebbe essere il "murello", si inserisce tra tombolo e merletto per facilitare il lavoro. E' un semplice pezzo di legno, il mio però è troppo scivoloso e pesante, è quasi inutilizzabile.
domenica 12 dicembre 2010
giovedì 25 novembre 2010
25 novembre: giornata di lotta contro la violenza sulle donne e... festa delle merlettaie.
Non c'è attinenza, ho controllato, non si sa mai.
Il 25 novembre è stato designato come giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne dall'assemblea generale dell'ONU nel 1999, in ricordo dell'assassinio delle tre sorelle Mirabal, che combattevano il regime dittatoriale dominicano di Trujillo, avvenuto nel 1960.
Festa delle merlettaie (ma anche di sarte, modiste, filatrici): in onore di Santa Caterina di Alessandria, che si ricordava in questo giorno, nell'ultima revisione del calendario però è stata eliminata perchè ci sono dubbi sulla sua reale esistenza.
Questa la leggenda: Caterina era una fanciulla colta, di nobili origini, che rifiutò il matrimonio per dedicarsi ai suoi studi. Convertita al cristianesimo, in occasione delle cerimonie per l'insediamento del governatore Massimino, che prevedevano riti pagani con sacrifici di animali, si presentò a palazzo e chiese che fosse riconosciuta come unica religione quella cristiana. Per convincerla a celebrare i culti pagani furono inviati dei filosofi che non solo non la convinsero, ma vennero convertiti a loro volta. I filosofi furono subito uccisi e Caterina condannata a morte sulla ruota dentata, solo che appena la toccò si ruppe, così furono costretti a decapitarla.
A causa della condanna alla tortura sulla ruota divenne la protettrice deigli artigiani che usano strumenti a ruota, come i filatori. Per analogia, si collegò anche alle merlettaie, sarte, modiste. A Torino, agli inizi del '900 le apprendiste sarte e modiste erano chiamate Caterinette. In Francia è il patrono delle giovani donne nubili, in alcune regioni le ragazze di 25 anni il 25 novembre vanno in giro con cappelli molto buffi di colore verde, in modo che si sappia che stanno cercando marito.
Nei paesi di tradizione protestante, in particolare luterani, si ricorda invece Caterina di Aragona, la prima moglie di Enrico VIII, che pare ordinò di bruciare tutti i suoi merletti per poterne comprare di nuovi e dare lavoro alle merlettaie.
In Inghilterra, dove evidentemente le merlettaie sono tante e legate alle tradizioni, in questo giorno fanno dei biscotti chiamati Catterns Cakes, a forma di ruota, non a caso. Ecco la ricetta:
BISCOTTI DELLE MERLETTAIE (CATTERNS CAKES):
- 300 g di farina
- 100 g di burro
- 2 cucchiaini di semi di cumino
- 1/2 cucchiaino di cannella
- 1 uovo
- 25 g di ribes (?) sostituiti con uvetta)
- 225 g di zucchero di canna
- 50 g di mandorle macinate
- 1/2 bustina di lievito
Mescolare tutti gli ingredienti secchi, poi aggiungere l'uovo e il burro (eventualmente un po' di latte); tirare la pasta in un rettangolo, bagnarlo con dell'acqua e spolverizzarlo con altro zucchero e cannella. Avvolgere a rotolo non molto stretto e tagliare in fette di circa 1 cm di spessore. Disporre sulla placca del forno distanziate e cuocere a 200° per circa 20 minuti. Sfornare quando sono ancora morbidi, raffreddando induriscono.
A questo punto, gustare con un bel tè all'inglese.
Il 25 novembre è stato designato come giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne dall'assemblea generale dell'ONU nel 1999, in ricordo dell'assassinio delle tre sorelle Mirabal, che combattevano il regime dittatoriale dominicano di Trujillo, avvenuto nel 1960.
Festa delle merlettaie (ma anche di sarte, modiste, filatrici): in onore di Santa Caterina di Alessandria, che si ricordava in questo giorno, nell'ultima revisione del calendario però è stata eliminata perchè ci sono dubbi sulla sua reale esistenza.
Questa la leggenda: Caterina era una fanciulla colta, di nobili origini, che rifiutò il matrimonio per dedicarsi ai suoi studi. Convertita al cristianesimo, in occasione delle cerimonie per l'insediamento del governatore Massimino, che prevedevano riti pagani con sacrifici di animali, si presentò a palazzo e chiese che fosse riconosciuta come unica religione quella cristiana. Per convincerla a celebrare i culti pagani furono inviati dei filosofi che non solo non la convinsero, ma vennero convertiti a loro volta. I filosofi furono subito uccisi e Caterina condannata a morte sulla ruota dentata, solo che appena la toccò si ruppe, così furono costretti a decapitarla.
A causa della condanna alla tortura sulla ruota divenne la protettrice deigli artigiani che usano strumenti a ruota, come i filatori. Per analogia, si collegò anche alle merlettaie, sarte, modiste. A Torino, agli inizi del '900 le apprendiste sarte e modiste erano chiamate Caterinette. In Francia è il patrono delle giovani donne nubili, in alcune regioni le ragazze di 25 anni il 25 novembre vanno in giro con cappelli molto buffi di colore verde, in modo che si sappia che stanno cercando marito.
Nei paesi di tradizione protestante, in particolare luterani, si ricorda invece Caterina di Aragona, la prima moglie di Enrico VIII, che pare ordinò di bruciare tutti i suoi merletti per poterne comprare di nuovi e dare lavoro alle merlettaie.
In Inghilterra, dove evidentemente le merlettaie sono tante e legate alle tradizioni, in questo giorno fanno dei biscotti chiamati Catterns Cakes, a forma di ruota, non a caso. Ecco la ricetta:
BISCOTTI DELLE MERLETTAIE (CATTERNS CAKES):
- 300 g di farina
- 100 g di burro
- 2 cucchiaini di semi di cumino
- 1/2 cucchiaino di cannella
- 1 uovo
- 25 g di ribes (?) sostituiti con uvetta)
- 225 g di zucchero di canna
- 50 g di mandorle macinate
- 1/2 bustina di lievito
Mescolare tutti gli ingredienti secchi, poi aggiungere l'uovo e il burro (eventualmente un po' di latte); tirare la pasta in un rettangolo, bagnarlo con dell'acqua e spolverizzarlo con altro zucchero e cannella. Avvolgere a rotolo non molto stretto e tagliare in fette di circa 1 cm di spessore. Disporre sulla placca del forno distanziate e cuocere a 200° per circa 20 minuti. Sfornare quando sono ancora morbidi, raffreddando induriscono.
A questo punto, gustare con un bel tè all'inglese.
domenica 21 novembre 2010
Merletto ad ago di Alençon patrimonio immateriale dell'umanità
Oggi ho letto che il 16 novembre l'UNESCO ha proclamato il merletto ad ago di Alençon come rappresentativo del patrimonio immateriale dell'umanità. Proprio il merletto di cui abbiamo ricostruito la storia nel post precedente, che combinazione.
Ecco il comunicato dell'UNESCO con una breve descrizione del merletto e il link ai documenti di assegnazione in inglese e francese.
Questo è il comunicato stampa (in francese) che spiega le peculiarità culturali, la storia e il processo di selezione che hanno portato alla selezione di questo merletto.
Come abbiamo già detto, il pizzo ad ago di Alençon ha dei disegni peculiari, di origine settecentesca, che sono riprodotti ancora oggi nel Centro per la conservazione del merletto con annesso Museo . Oggi in questo centro lavorano solo sei (!!!) merlettaie, che hanno imparato quest'arte con un lungo tirocinio di circa sette anni; quest'anno hanno iniziato il percorso di apprendimento due giovani, per la prima volta c'è un ragazzo. Non ho trovato notizia di privati che insegnino quest'arte, nè di scuole o di workshop. Pare che l'unico modo per impararlo sia seguire il percorso professionale.
Per avere un'idea del'esecuzione ecco un bel video (in francese, ma molto comprensibile). Come si vede, il merletto è eseguito senza il supporto di un cuscino, a differenza di quello di Venezia. Si lavora partendo dal basso, con l'ago che si allontana dalla merlettaia. La peculiarità di questo merletto è la rete di fondo, che viene eseguita per prima, con un filo veramente sottilissimo.
Qui, qui e qui si possono vedere dei merletti del museo di Alençon e di Argentan.
Il riconoscimento dell'UNESCO dovrebbe permettere di ampliare le attività del museo e del centro di insegnamento, in modo che venga conosciuto ed apprezzato; speriamo che prevedano anche la possibilità di fare dei corsi e la pubblicazione di libri, per il momento c'è solo un libro "tecnico" sull'argomento: "La dentelle à l'aiguille" di Brigitte Delesque Dépalle.
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| Foto tratta da http://www.orne-hebdo.fr/2010/11/16/le-point-dalencon-au-patrimoine-mondial-de-lunesco/ |
Questo è il comunicato stampa (in francese) che spiega le peculiarità culturali, la storia e il processo di selezione che hanno portato alla selezione di questo merletto.
Come abbiamo già detto, il pizzo ad ago di Alençon ha dei disegni peculiari, di origine settecentesca, che sono riprodotti ancora oggi nel Centro per la conservazione del merletto con annesso Museo . Oggi in questo centro lavorano solo sei (!!!) merlettaie, che hanno imparato quest'arte con un lungo tirocinio di circa sette anni; quest'anno hanno iniziato il percorso di apprendimento due giovani, per la prima volta c'è un ragazzo. Non ho trovato notizia di privati che insegnino quest'arte, nè di scuole o di workshop. Pare che l'unico modo per impararlo sia seguire il percorso professionale.
Per avere un'idea del'esecuzione ecco un bel video (in francese, ma molto comprensibile). Come si vede, il merletto è eseguito senza il supporto di un cuscino, a differenza di quello di Venezia. Si lavora partendo dal basso, con l'ago che si allontana dalla merlettaia. La peculiarità di questo merletto è la rete di fondo, che viene eseguita per prima, con un filo veramente sottilissimo.
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| Immagine del sito: http://www.plusbellematerre.com/article-2862-la-dentelle-d-alencon-au-patrimoine-mondial-de-l-unesco.html |
Il riconoscimento dell'UNESCO dovrebbe permettere di ampliare le attività del museo e del centro di insegnamento, in modo che venga conosciuto ed apprezzato; speriamo che prevedano anche la possibilità di fare dei corsi e la pubblicazione di libri, per il momento c'è solo un libro "tecnico" sull'argomento: "La dentelle à l'aiguille" di Brigitte Delesque Dépalle.
sabato 13 novembre 2010
Dentelles
Qualche giorno fa ho visto l'annuncio del tema della prossima edizione di "l'Aiguille en Fete" che si terrà in febbraio a Parigi
Sarebbe bello andarci, anche se ho pensato che in Francia non sono sistemati molto meglio di noi, in fatto di merletto ad ago.
Mi è venuto in mente che ho interrotto la storia del merletto ad ago proprio all'inizio del suo splendore in Francia, possiamo vedere com'è proseguita.
Eravamo rimasti qui.
Francia, seconda metà del '600; si decide di produrre i merletti ad ago autonomamente, senza doverli importare, visto il loro costo esorbitante. Si installano delle manifatture nel Nord, in bassa Normandia, dove già si producevano dei merletti ed erano disponibili filati di lino adatti. Inizia così la produzione ad Argentan, ad Alençon e nella città di Sedan, che si trova invece al confine con le Fiandre.
I primi merletti rassomigliano molto a quelli veneziani, ma il re Luigi XIV paga degli artisti per produrre disegni nuovi, tipicamente francesi. Intanto anche la moda sta cambiando; il re ama tenere i capelli lunghi e ricci sciolti sulle spalle, che non stanno bene sui colli in merletto rigido, perciò si tende ad "ammorbidirli", sia nella consistenza che nel disegno. In questo periodo la produzione francese è abbastanza omogenea come stile e come tecnica, e prende il nome di Point de France
La corte è una dei maggiori committenti, infatti ci sono disegni proprio ispirati al simbolo di Luigi XIV, il sole:
Negli anni successivi la moda cambia ancora: nel '700 i vestiti sono ornati da una profuzione di volant di pizzo, che si applicano persino ai bordi degli stivali degli uomini. E' necessario produrre merletti sempre più leggeri e morbidi. I meno abbienti usano merletti al tombolo, di esecuzione più rapida e meno costosi. Non bisogna dimenticare che all'epoca i merletti ad ago richiedevano il lavoro di diverse persone, ognuna delle quali si occupava solo di una fase dalla lavorazione; era perciò più pratico unire le lavoratrici in manifatture, localizzate in alcune citta,per cui la produzione tende a caratterizzarsi maggiormente. Ad Argentan troviamo disegni floreali di gusto classico, con lo sfondo riempito da esagoni ben evidenti.
Il merletto di Alençon, forse il più conosciuto, ha disegni floreali di gusto spesso naturalistico, con fondo lavorato a Point d'Espagne (punto festone ritorto) con filo sottilissimo, che lo fa somigliare ad un tulle molto fine.
Il merletto chiamato Argentella, prodotto prevalentemente ad Alençon, ha invece un fondo occupato in buona parte da esagoni che racchiudono un cerchio, molto elaborato e caratteristico
Nella città di Sedan che si trova in un'altra zona, i disegni evolvono in modo diverso, mantengono il carattere non naturalistico del punto di Venezia, con molti disegni piriformi circondati da foglie e ramages; i punti di riempimento sono molto vari e conferiscono un carattere particolare a questi merletti
Con la Rivoluzione Francese tutto cambia: la moda diventa più rigorosa, il lusso sfrenato non ha più spazio, e le manifatture cadono in disgrazia, come i loro maggiori committenti, i nobili.
Conoscono ancora un breve periodo di splendore sotto Napoleone, che cerca di far rifiorire soprattutto le manifatture di Alençon, adeguando anche i disegni alla nuova moda.
All'inizio dell''800 arriva la vera rivoluzione in fatto di merletti: la costruzione di telai capaci di riprodurre il tulle. A questo punto non è più necessario occupare per molte ore delle maestranze altamente specializzate. Inizia la produzione industriale del merletto.
Bibliografia e immagini:
Bury-Palliser History of Lace
Lefébure, Dentelles et guipures
Lefébure, Les Point de France
(scaricabili da http://www.cs.arizona.edu/patterns/weaving/books.html )
Sarebbe bello andarci, anche se ho pensato che in Francia non sono sistemati molto meglio di noi, in fatto di merletto ad ago.
Mi è venuto in mente che ho interrotto la storia del merletto ad ago proprio all'inizio del suo splendore in Francia, possiamo vedere com'è proseguita.
Eravamo rimasti qui.
Francia, seconda metà del '600; si decide di produrre i merletti ad ago autonomamente, senza doverli importare, visto il loro costo esorbitante. Si installano delle manifatture nel Nord, in bassa Normandia, dove già si producevano dei merletti ed erano disponibili filati di lino adatti. Inizia così la produzione ad Argentan, ad Alençon e nella città di Sedan, che si trova invece al confine con le Fiandre.
I primi merletti rassomigliano molto a quelli veneziani, ma il re Luigi XIV paga degli artisti per produrre disegni nuovi, tipicamente francesi. Intanto anche la moda sta cambiando; il re ama tenere i capelli lunghi e ricci sciolti sulle spalle, che non stanno bene sui colli in merletto rigido, perciò si tende ad "ammorbidirli", sia nella consistenza che nel disegno. In questo periodo la produzione francese è abbastanza omogenea come stile e come tecnica, e prende il nome di Point de France
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| Point de France, fine '600 |
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| Point de France, inizio '700 |
La corte è una dei maggiori committenti, infatti ci sono disegni proprio ispirati al simbolo di Luigi XIV, il sole:
Negli anni successivi la moda cambia ancora: nel '700 i vestiti sono ornati da una profuzione di volant di pizzo, che si applicano persino ai bordi degli stivali degli uomini. E' necessario produrre merletti sempre più leggeri e morbidi. I meno abbienti usano merletti al tombolo, di esecuzione più rapida e meno costosi. Non bisogna dimenticare che all'epoca i merletti ad ago richiedevano il lavoro di diverse persone, ognuna delle quali si occupava solo di una fase dalla lavorazione; era perciò più pratico unire le lavoratrici in manifatture, localizzate in alcune citta,per cui la produzione tende a caratterizzarsi maggiormente. Ad Argentan troviamo disegni floreali di gusto classico, con lo sfondo riempito da esagoni ben evidenti.
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| Argentan |
Il merletto di Alençon, forse il più conosciuto, ha disegni floreali di gusto spesso naturalistico, con fondo lavorato a Point d'Espagne (punto festone ritorto) con filo sottilissimo, che lo fa somigliare ad un tulle molto fine.
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| Alençon |
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| Alençon |
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| Argentan ed Alençon |
Il merletto chiamato Argentella, prodotto prevalentemente ad Alençon, ha invece un fondo occupato in buona parte da esagoni che racchiudono un cerchio, molto elaborato e caratteristico
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| Argentella |
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| Argentella |
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| In alto Argentella, in basso Argentan |
Nella città di Sedan che si trova in un'altra zona, i disegni evolvono in modo diverso, mantengono il carattere non naturalistico del punto di Venezia, con molti disegni piriformi circondati da foglie e ramages; i punti di riempimento sono molto vari e conferiscono un carattere particolare a questi merletti
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| Sedan |
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| In alto point de Sedan, in basso Argentan |
Conoscono ancora un breve periodo di splendore sotto Napoleone, che cerca di far rifiorire soprattutto le manifatture di Alençon, adeguando anche i disegni alla nuova moda.
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| Merletto di Alençon raffigurante le api, simbolo dell'impero napoleonico |
Bibliografia e immagini:
Bury-Palliser History of Lace
Lefébure, Dentelles et guipures
Lefébure, Les Point de France
(scaricabili da http://www.cs.arizona.edu/patterns/weaving/books.html )
domenica 31 ottobre 2010
Corsi, ricorsi...
Si può imparare a fare il merletto ad ago senza frequentare una scuola? Secondo me una scuola è molto utile perchè permette di apprendere rapidamente la tecnica, comprensiva di tutti i "segreti del mestiere". Permette anche di fare molto esercizio, cosa indispensabile per raffinare la "mano".
Purtroppo le scuole non sono molte, richiedono la frequenza e impegno costante, quindi non sono accessibili a tutte.
Così si cerca di arrangiarsi con libri, Internet, workshop. Io ho fatto così, si vede bene dai miei lavori, innanzitutto perchè sono molto lontani dalla perfezione tecnica, e anche perchè mescolo punti appartenenti a scuole e tradizioni diverse.
Ho iniziato provando a fare l'Aemilia Ars seguendo il libro di Virginia Bonfiglioli. E' stata parecchio dura; quello che proprio non capivo era come fare i pippiolini. Dopo un po' ho lasciato perdere. Quando ho ripreso il lavoro, dopo qualche mese, riuscivo a farli discretamente, si vede che sono maturati nel mio cervello.
Questo è uno dei miei primi tentativi. Come si può vedere, prima di imparare a fare i pippiolini!
Nel 2005 a Bellaria, a Italiainvita ho seguito il workshop di merletto venezioano tenuto da Cristina Brunello; durava poco, mi sembra in tutto due giornate piene, ma ha fatto miracoli, sono finalmente riuscita a capire quelle cose che mi mancavano, per esempio che quando si arriva alla fine del lavoro di una zona bisogna fissare il merletto al contorno con un sopraggitto. Sembra banale, ma i libri spesso tralasciano quesa parte, e io non ero sicura di come procedere. A casa sono riuscita a completare il lavoro, che dovea essere una spilla, e che io ho montato a "mazzolino". ' il lavoro di cui vado più orgogliosa, quello che, pur con tutte le sue imperfezioni, si avvicina di più al vero merletto di Venezia.
Come si vede, ho imparato a fare i pippiolini, anche se in questo caso si chiamano picò e sono fatti in maniera più facile de quelli ad aemilia ars.
Sempre in quell'occasione ho comprato un kit di aemilia ars dall'Associazione Antonilla Cantelli (che ho visto di persona, nella sala a lei dedicata, con merletti indimenticabili!).
Tornata a casa, ho provato a fare il kit, ho pure modificato il disegno, facendolo diventare un rettangolo (non so perchè col merletto mi sento autorizzata a fare modifiche di ogni genere, non oserei mai farlo con un kit di ricamo).
Nel 2008 ho seguito a Sansepolcro il workshop di Aemila Ars dell'Associazione Antonilla Cantelli, dove ho conosciuto la maestra Lella che con moltissimo impegno ha cercato in tutti i modi di raffinare il mio lavoro che aveva l'aspetto molto "rustico". Una bella esperienza: Sansepolcro è una bellissima cittadina e in quei giorni abbiamo potuto ammirare anche la Mostra Internazionale di Merletto.
A questo punto sono entrata a far parte del Lella fan club e non mi sono persa il workshop del 2009 della stessa Associazione a Italiainvita. Il lavoro proposto era abbastanza lungo e impegnativo (per le mie capacità, naturalmente), ma io volevo a tutti i costi cercare di finirlo, per imparare bene proprio gli ultimi passaggi che nei workshop purtroppo si devono trascurare per problemi di tempo. Lavoravo anche alla sera, in albergo, con una luce pessima e gli occhi che si chiudevano dal sonno, infatti si vedono i risultati sulla foglia che nella foto appare verticale.
Da allora ho comprato molti libri, quasi tutti inglesi, si trovano per poche sterline su Abebooks, e ho cercato di capire come si lavora negli altri Paesi, con altri punti e tecniche e anche con una mentalità molto diversa.
Purtroppo le scuole non sono molte, richiedono la frequenza e impegno costante, quindi non sono accessibili a tutte.
Così si cerca di arrangiarsi con libri, Internet, workshop. Io ho fatto così, si vede bene dai miei lavori, innanzitutto perchè sono molto lontani dalla perfezione tecnica, e anche perchè mescolo punti appartenenti a scuole e tradizioni diverse.
Ho iniziato provando a fare l'Aemilia Ars seguendo il libro di Virginia Bonfiglioli. E' stata parecchio dura; quello che proprio non capivo era come fare i pippiolini. Dopo un po' ho lasciato perdere. Quando ho ripreso il lavoro, dopo qualche mese, riuscivo a farli discretamente, si vede che sono maturati nel mio cervello.
Questo è uno dei miei primi tentativi. Come si può vedere, prima di imparare a fare i pippiolini!
Nel 2005 a Bellaria, a Italiainvita ho seguito il workshop di merletto venezioano tenuto da Cristina Brunello; durava poco, mi sembra in tutto due giornate piene, ma ha fatto miracoli, sono finalmente riuscita a capire quelle cose che mi mancavano, per esempio che quando si arriva alla fine del lavoro di una zona bisogna fissare il merletto al contorno con un sopraggitto. Sembra banale, ma i libri spesso tralasciano quesa parte, e io non ero sicura di come procedere. A casa sono riuscita a completare il lavoro, che dovea essere una spilla, e che io ho montato a "mazzolino". ' il lavoro di cui vado più orgogliosa, quello che, pur con tutte le sue imperfezioni, si avvicina di più al vero merletto di Venezia.
Come si vede, ho imparato a fare i pippiolini, anche se in questo caso si chiamano picò e sono fatti in maniera più facile de quelli ad aemilia ars.
Sempre in quell'occasione ho comprato un kit di aemilia ars dall'Associazione Antonilla Cantelli (che ho visto di persona, nella sala a lei dedicata, con merletti indimenticabili!).
Tornata a casa, ho provato a fare il kit, ho pure modificato il disegno, facendolo diventare un rettangolo (non so perchè col merletto mi sento autorizzata a fare modifiche di ogni genere, non oserei mai farlo con un kit di ricamo).
Nel 2008 ho seguito a Sansepolcro il workshop di Aemila Ars dell'Associazione Antonilla Cantelli, dove ho conosciuto la maestra Lella che con moltissimo impegno ha cercato in tutti i modi di raffinare il mio lavoro che aveva l'aspetto molto "rustico". Una bella esperienza: Sansepolcro è una bellissima cittadina e in quei giorni abbiamo potuto ammirare anche la Mostra Internazionale di Merletto.
| Monumento alla merlettaia (a fuselli!) |
A questo punto sono entrata a far parte del Lella fan club e non mi sono persa il workshop del 2009 della stessa Associazione a Italiainvita. Il lavoro proposto era abbastanza lungo e impegnativo (per le mie capacità, naturalmente), ma io volevo a tutti i costi cercare di finirlo, per imparare bene proprio gli ultimi passaggi che nei workshop purtroppo si devono trascurare per problemi di tempo. Lavoravo anche alla sera, in albergo, con una luce pessima e gli occhi che si chiudevano dal sonno, infatti si vedono i risultati sulla foglia che nella foto appare verticale.
| Il scissor fob è decorato con un fiorellino fatto sul disegno del workshop di Sansepolcro |
Da allora ho comprato molti libri, quasi tutti inglesi, si trovano per poche sterline su Abebooks, e ho cercato di capire come si lavora negli altri Paesi, con altri punti e tecniche e anche con una mentalità molto diversa.
Sono sicura che se avessi frequentato una scuola avrei acquisito una sicurezza sulla tecnica che non ho, e avrei sicuramente perso meno tempo a pensare e ripensare al modo migliore per affrontare il lavoro. Tutto sommato però questo metodo di apprendimento mi piace perchè, pur con i suoi limiti, permette anche una grande libertà nella scelta di stile (?), soggetti, filati, colori.
mercoledì 20 ottobre 2010
Tutorial: Dorset Buttons (bottoni ricamati)
Ecco la mia nuova creazione, anzi, scopiazzatura, visto che l'ho fatta seguendo questo tutorial.
Sarà la mia borsa da merletto, finalmente un posto dove tenere il mio lavoro in corso, con fili, aghi, forbici. Dalle dimensioni della borsina si può capire che per ora non ho intenzione di avventurarmi in grandi progetti.
Il bottone si nota? E' venuto un po' asimmetrico? Sì. Però è carino, vero?
Questo è un Dorset Button. Vorrei dire che non ho la mania dei bottoni, con questo modello chiudo e passo ad altro.
Alla fine del giro si unisce l'ultimo punto col primo e si nasconde il filo sotto i punti.
Poi si gira la cstina del punto festone verso l'interno dell'anello (di questa operazone manca la foto, ma mi sembra piuttosto intuituva.
Si inizia a tendere i raggi. E' facile tenderli in modo omogeneo se si immagina il cerchio come se fosse il quadrante di un orologio. Si tiene fermo il filo sul retro dell'anello, si passa nella parte anteriore alle ore 12, si ritorna verso il retro tendendolo tra le 12 e le 6, si riemerge dal retro all'anteriore all'1, si ritorrna sul retro alle 7 e così via. Il mio anello ha solo 10 raggi perchè era troppo piccolo. Alla fine si fissa il tutto con un punto verticale e uno orizzontale eseguiti esattamente in centro (e qui mi sa che ho sbagliato un po').
Si inizia la tessitura del centro con dei punti indietro, a spirale. Dopo qualche giro si possono eseguire dei punti di decorazione. Io ho fatto un semplice punto catenella, ma se andate a vedere nei link che trovate a fine pagina trovate dei riempimenti bellissimi.
Ecco il bottone finito:
Ora resta da sistemare il retro. Si può procedere in due modi. Si può fare un peduncolo annodato con i fili da fermare, si può fare una piccola barretta a punto festone, che servirà per attaccarlo alla stoffa, come ho fatto io:
Oppure si può fissare un anello da bigiotteria nei primi giri di tessitura.
Et voilà!
Biblio-webgrafia:
http://www.s105325101.websitehome.co.uk/ Su questo sito si può comprare un libriccino che mi piace molto; ho trovato lì la storia di questi bottoni e anche le spiegazioni sono molto dettagliate e comprensibili, anche se concise.
http://www.craftstylish.com/item/42688/how-to-make-dorset-buttons Tutorial molto migliore del mio, utilissimo per le foto, anche per chi non legge l'inglese. Idee per fare bottoni con la lana colorata, molto carini.
http://www.britishbuttonsociety.org/20070401DorsetButtons.htm : la pagina dedicata ai Dorset Buttons nel sito della Società Inglese dei Bottoni (ebbene sì!)
http://www.homeofthesampler.com/howtos/craftypod.html altro bellissimo tutorial
Sarà la mia borsa da merletto, finalmente un posto dove tenere il mio lavoro in corso, con fili, aghi, forbici. Dalle dimensioni della borsina si può capire che per ora non ho intenzione di avventurarmi in grandi progetti.
Il bottone si nota? E' venuto un po' asimmetrico? Sì. Però è carino, vero?
La fabbricazione di questi bottoni ha una storia particolare. Nel 1600 a Shaftesbury, nel Dorset, Abraham Case iniziò a cosruire dei bottoni imitando quelli che aveva visto durante il servizio militare, nel continente. Erano costituiti da un pezzo di corno ricoperto di stoffa e ricamato. Successivamente ne fu prodotta una versone più morbida, chiamata Bird's Eyes e una versione costituita da un anello ricoperto di stoffa, prodotta dalla famiglia Singleton, da cui prende il nome. Nel '700 si iniziò a produrre la versione più famosa ed elaborata, quella che ho usato per il mio lavoro, i Dorset Crosswheel. Questa attività fu per molti anni importante, tanto da costituire un mezzo di sostentamento per molte famiglie. Scomprave verso la metà dell''800, quando iniziò la produzione industriale di bottoni.
Come si fa? E' semplice.
Occorrente: anello per tenda (io ho usato un anello di plastica di circa 2 cm di diametro, ma secondo me sarebbe meglio uno metallico, perchè più sottile)
Filo da ricamo, in questo caso Retors d'Alsace n° 8
Si ricopre l'anello a punto festone, con la costina all'esterno.
Alla fine del giro si unisce l'ultimo punto col primo e si nasconde il filo sotto i punti.
Poi si gira la cstina del punto festone verso l'interno dell'anello (di questa operazone manca la foto, ma mi sembra piuttosto intuituva.
Si inizia a tendere i raggi. E' facile tenderli in modo omogeneo se si immagina il cerchio come se fosse il quadrante di un orologio. Si tiene fermo il filo sul retro dell'anello, si passa nella parte anteriore alle ore 12, si ritorna verso il retro tendendolo tra le 12 e le 6, si riemerge dal retro all'anteriore all'1, si ritorrna sul retro alle 7 e così via. Il mio anello ha solo 10 raggi perchè era troppo piccolo. Alla fine si fissa il tutto con un punto verticale e uno orizzontale eseguiti esattamente in centro (e qui mi sa che ho sbagliato un po').
Si inizia la tessitura del centro con dei punti indietro, a spirale. Dopo qualche giro si possono eseguire dei punti di decorazione. Io ho fatto un semplice punto catenella, ma se andate a vedere nei link che trovate a fine pagina trovate dei riempimenti bellissimi.
Ecco il bottone finito:
Ora resta da sistemare il retro. Si può procedere in due modi. Si può fare un peduncolo annodato con i fili da fermare, si può fare una piccola barretta a punto festone, che servirà per attaccarlo alla stoffa, come ho fatto io:
Oppure si può fissare un anello da bigiotteria nei primi giri di tessitura.
Et voilà!
Biblio-webgrafia:
http://www.s105325101.websitehome.co.uk/ Su questo sito si può comprare un libriccino che mi piace molto; ho trovato lì la storia di questi bottoni e anche le spiegazioni sono molto dettagliate e comprensibili, anche se concise.
http://www.craftstylish.com/item/42688/how-to-make-dorset-buttons Tutorial molto migliore del mio, utilissimo per le foto, anche per chi non legge l'inglese. Idee per fare bottoni con la lana colorata, molto carini.
http://www.britishbuttonsociety.org/20070401DorsetButtons.htm : la pagina dedicata ai Dorset Buttons nel sito della Società Inglese dei Bottoni (ebbene sì!)
http://www.homeofthesampler.com/howtos/craftypod.html altro bellissimo tutorial
giovedì 14 ottobre 2010
Non solo seta
La seta è la mia passione, coi suoi fili impalpabili, a volte molto lucidi, altre volte molto opachi. Ma a volte si sente il bisogno di cambiare completamente, di lavorare con fili grossi, lavoro facilefacile che permette di guardare il lavoro solo ogni tanto. A volte si è stanchissime, e stressate, e nervose, si ha bisogno di staccare il cervello, no?
Allora si fa una sciarpa!
Questa volta ho quasi esagerato.
Ferri n° 8; due gomitoli di lana sport (non ricordo la marca) grigio chiaro e scuro. Un filo di alpaca (grigio medio) per rendere il tutto un po' morbido. Modello qui
Tutto legaccio, aumenti ogni 4 ferri, piccolo volant (una botta di vita!) di 5 maglie lavorate a ferri ridotti dopo gli aumenti (non so se si vede dalle foto, in pratica le righe del volant sono costituite da 4 ferri, quelle della sciarpa da due).
Ho modificato come sempre il modello originale perchè, una volta raggiunta la larghezza di 35 cm circa ho smesso di aumentare e sono andata avanti dritta per una ventina di cm, poi ho iniziato le diminuzioni.
Messa così sembra un po' un croissant, ma addosso sta bene, è morbida e calda.
A proposito di Ravelry: consiglio caldamente l'iscrizione, soprattutto a chi se la cava un pochino con le spiegazioni in inglese. E' una miniera di idee, a volte molto originali, modelli ai ferri e all'uncinetto di ogni tipo, gruppi che organizzano KAL (c'è anche un gruppo italiano).
Basta, torno alle mie sete!
Allora si fa una sciarpa!
Questa volta ho quasi esagerato.
Ferri n° 8; due gomitoli di lana sport (non ricordo la marca) grigio chiaro e scuro. Un filo di alpaca (grigio medio) per rendere il tutto un po' morbido. Modello qui
Tutto legaccio, aumenti ogni 4 ferri, piccolo volant (una botta di vita!) di 5 maglie lavorate a ferri ridotti dopo gli aumenti (non so se si vede dalle foto, in pratica le righe del volant sono costituite da 4 ferri, quelle della sciarpa da due).
Ho modificato come sempre il modello originale perchè, una volta raggiunta la larghezza di 35 cm circa ho smesso di aumentare e sono andata avanti dritta per una ventina di cm, poi ho iniziato le diminuzioni.
Messa così sembra un po' un croissant, ma addosso sta bene, è morbida e calda.
A proposito di Ravelry: consiglio caldamente l'iscrizione, soprattutto a chi se la cava un pochino con le spiegazioni in inglese. E' una miniera di idee, a volte molto originali, modelli ai ferri e all'uncinetto di ogni tipo, gruppi che organizzano KAL (c'è anche un gruppo italiano).
Basta, torno alle mie sete!
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