Visto l'interesse suscitato dal precedente post che si occupava di libri con copertina ricamata, vorrei segnalare un libro scaricabile qui.
Tratta della tradizione prevalentemente inglese di ricamare le copertine che rilegavano i libri.
In Inghilterra, a differenza di altri Paesi come l'Italia, la Germania, la Francia, la produzione di libri con valore artistico, stampati ed illustrati in modo elaborato, non è mai stata molto fiorente.
Nel 1500 e nel 1600 fiorì però l'arte di ricamare le copertine dei libri che venivano utilizzate per la rilegatura.
In qualche caso questi stessi libri erano provvisti di copertina "mobile" o erano conservati in borse che ne riprendevano il disegno ricamato. Si trattava per lo più di Bibbie, di Salmi, di libri del Nuovo Testamento, libri preziosi, che venivano tramandati da una generazione all'altra.
Questo libro è composto da una prima parte in cui spiega la storia delle rilegature tessili e una seconda parte in cui illustra nei particolari una serie di rilegature; le suddivide in base alla tipologia del tessuto di supporto: canovaccio (ricami per lo più a piccolo punto), velluto (ricamato in buona parte in oro) e raso (ricamato a punto pittura). Oltre ai materiali e alle tecniche impiegate, descrive molto bene l'iconografia, soggetto davvero molto interessante.
Purtroppo le illustrazioni non sono sempre chiarissime, ma rendono l'idea.
Altre illustrazioni di rilegature ricamate e di borse porta-libri si trovano nelle collezioni del Victoria and Albert Museum, purtroppo anche qui le immagini sono piccoline, non permettono di apprezzare i particolari.
Volete sapere come prosegue il concorso delle copertine ricamate di cui avevo parlato nel post precedente?
Qui trovate le dieci copertine selezionate dal team di feeling stitchy, si può votare la preferita, la vincitrice è scelta dai lettori. A me piace tantissimo questa; trovo bellissimo il coccodrillo a nodini!
giovedì 17 novembre 2011
lunedì 7 novembre 2011
Orgoglio e Pregiudizio
La mia passione per i libri e quella per il ricamo/merletto sono state soddisfatte contemporaneamente quando ho trovato questo articolo. Presenta un concorso che consiste nel ricamare la copertina di un libro, riproducendone una già esistente o creandola ex novo. Il team di feeling stitchy ha preso spunto dall'idea dell'editrice Penguin di affidare ad una famosa artista del ricamo, Jillian Tamaki, la riproduzione a ricamo delle copertine di tre suoi famosissimi libri.
Il termine per la pubblicazione delle foto in un gruppo Flikr appositamente creato scadeva oggi, io mi sono impegnata per trovare e pubblicare la copertina di uno dei miei libri preferiti.
Ho scelto Orgoglio e Pregiudizio nella versione inglese (Pride and Prejudice), edizione Classic Deluxe della Penguin:
Mi sembrava molto originale e ha subito fatto scattare in me la voglia di riprodurla a modo mio.
Ho deciso di ricamarla su lino, un Graziano vecchio, equivalente al 20L della Bellora, utilizzando dei riempimenti blackwork per le figure.
La scelta dei motivi di riempimento non è stata per niente immediata, più semplice per Mr. Darcy, ma per Elizabeth ho dovuto fare parecchie prove, in modo da ottenere una "consistenza" simile all'altra. Ecco le mie numerose prove, ottenute scartabellando miei diversi libri sul Blackwork, che mi piace molto, ma di cui non ho esperienza:
Ho fatto prima il contorno delle figure con un filo di moulinè a punto erba, poi ho riempito con il filo da ricamo a macchina, decisamente più sottile e migliore come scorrevolezza.
Ecco le figure durante il riempimento, con una prova di alberello:
Altro problema: come rendere le chiome degli alberi stilizzati?
Vista la forma regolare, ho pensato che potevano rendere bene a munto tagliato, così (per fortuna!) ho fatto una prova su un pezzetto di lino:
Direi che non ci siamo proprio, sembra una racchetta da tennis!
Una volta bocciato il punto tagliato (ma ci riproverò!) ho provato sulla stoffa con vari punti, dapprima sempre da merletto, con l'intenzione di fare un contorno sottile solo a punto erba, ecco i risultati deludenti:
L'unico che mi piacesse era quello in basso a sinistra, così l'ho riprodotto su tutti gli alberelli.
Questo è il risultato finale:
E questi dei particolari:
Qui si vede bene la casetta, che è stata piuttosto difficile da riprodurre perchè era molto piccola, mi sono limitata a tendere i fili lungo le linee rette. I tronchi degli alberi sono fatti col moulinè (e si vede come spelucca questo moulinè nero!); quelli più grandi con una riga di punto catenella ripassatoaffiancata a una di punto erba, quelli medi con due file di punto erba, quelli piccoli a punto stemma.
Il nome dell'autrice è stato contornato a punto erba e riempito con righe di punto erba.
Altri particolari:
Qui si vedono bene gli alberelli, fatti a punto festone irregolare e distanziato.
Qui il bordo del vestito di Elizabeth ottenuto con un piccolissimo pezzo di tulle nero piegato a metà, con i bordi sottolineati da una sopraggitto irregolare, applicato arricciandolo.
Purtroppo con il bordo applicato si vedono poco bene i legacci delle scarpe svolazzanti.
Sono particolarmente orgogliosa del micro-pinguino, simbolo della Penguin.
E' la prima volta che faccio un lavoro di questo tipo, e mi sono divertita tantissimo a inventare le soluzioni che mi parevano migliori man mano che progredivo con il ricamo. Ho sicuramente impiegato molto tempo in più rispetto a quando copio lavori pensati da altre, ma ho provato molta soddisfazione vedendo il risultato finale.
Vi invito caldamente ad andare a visitare il gruppo Flicr "Covered in stitches" per ammirare le altre copertine, alcune sono dei veri capolavori!
Il termine per la pubblicazione delle foto in un gruppo Flikr appositamente creato scadeva oggi, io mi sono impegnata per trovare e pubblicare la copertina di uno dei miei libri preferiti.
Ho scelto Orgoglio e Pregiudizio nella versione inglese (Pride and Prejudice), edizione Classic Deluxe della Penguin:
Mi sembrava molto originale e ha subito fatto scattare in me la voglia di riprodurla a modo mio.
Ho deciso di ricamarla su lino, un Graziano vecchio, equivalente al 20L della Bellora, utilizzando dei riempimenti blackwork per le figure.
La scelta dei motivi di riempimento non è stata per niente immediata, più semplice per Mr. Darcy, ma per Elizabeth ho dovuto fare parecchie prove, in modo da ottenere una "consistenza" simile all'altra. Ecco le mie numerose prove, ottenute scartabellando miei diversi libri sul Blackwork, che mi piace molto, ma di cui non ho esperienza:
Ho fatto prima il contorno delle figure con un filo di moulinè a punto erba, poi ho riempito con il filo da ricamo a macchina, decisamente più sottile e migliore come scorrevolezza.
Ecco le figure durante il riempimento, con una prova di alberello:
Altro problema: come rendere le chiome degli alberi stilizzati?
Vista la forma regolare, ho pensato che potevano rendere bene a munto tagliato, così (per fortuna!) ho fatto una prova su un pezzetto di lino:
Direi che non ci siamo proprio, sembra una racchetta da tennis!
Una volta bocciato il punto tagliato (ma ci riproverò!) ho provato sulla stoffa con vari punti, dapprima sempre da merletto, con l'intenzione di fare un contorno sottile solo a punto erba, ecco i risultati deludenti:
L'unico che mi piacesse era quello in basso a sinistra, così l'ho riprodotto su tutti gli alberelli.
Questo è il risultato finale:
E questi dei particolari:
Qui si vede bene la casetta, che è stata piuttosto difficile da riprodurre perchè era molto piccola, mi sono limitata a tendere i fili lungo le linee rette. I tronchi degli alberi sono fatti col moulinè (e si vede come spelucca questo moulinè nero!); quelli più grandi con una riga di punto catenella ripassatoaffiancata a una di punto erba, quelli medi con due file di punto erba, quelli piccoli a punto stemma.
Il nome dell'autrice è stato contornato a punto erba e riempito con righe di punto erba.
Altri particolari:
Qui si vedono bene gli alberelli, fatti a punto festone irregolare e distanziato.
Qui il bordo del vestito di Elizabeth ottenuto con un piccolissimo pezzo di tulle nero piegato a metà, con i bordi sottolineati da una sopraggitto irregolare, applicato arricciandolo.
Purtroppo con il bordo applicato si vedono poco bene i legacci delle scarpe svolazzanti.
Sono particolarmente orgogliosa del micro-pinguino, simbolo della Penguin.
E' la prima volta che faccio un lavoro di questo tipo, e mi sono divertita tantissimo a inventare le soluzioni che mi parevano migliori man mano che progredivo con il ricamo. Ho sicuramente impiegato molto tempo in più rispetto a quando copio lavori pensati da altre, ma ho provato molta soddisfazione vedendo il risultato finale.
Vi invito caldamente ad andare a visitare il gruppo Flicr "Covered in stitches" per ammirare le altre copertine, alcune sono dei veri capolavori!
martedì 4 ottobre 2011
Punto Tavarnelle
A luglio ho letto un post che mi ha molto colpito nel blog di Maria Antonia , un articolo che parlava del Punto Tavarnelle . Andatelo a vedere, è molto interessante anche perchè pubblica la fotografia di due merletti tipici eseguiti da lei.
Mi sono incuriosota perchè, nonostante le mie letture intensive di tutto quel che trovo sul merletto ad ago, non ne avevo mai sentito parlare.
Ho contattato Maria Antonia che, molto gentilmente mi ha spiegato quel che sapeva su questo merletto, poi ho trovato sul sito della Pro Loco di Tavarnelle, questo libro, che ho subito ordinato:
Illustra la storia del merletto ad ago in Italia ed in particolare nella Val di Pesa, in Toscana, con la scuola di Tavarnelle e quelle dei paesi limitrofi che si dedicavano principalmente al ricamo.
Questo punto venne insegnato a partire dal 1906 persso l'asilo Vincenzo Corti, che ospitava la scuola Elementare e la Scuola di Lavoro. In quell'anno giunse Suor Arcangela Banchelli, che sapeva eseguire il merletto ad ago, e iniziò ad insegnarlo alle bambine e ragazze. In quegli anni nella zona molte donne lavoravano la paglia: facevano delle lunghe trecce che poi vendevano alle manifatture di borse e cappelli di Firenze, grazie alla mediazione di "fattorine" che s'incaricavano di mantenere i rapporti tra la committenza e la mano d'opera. Per commercializzare i merletti si utilizzò lo stesso sistema, e i pizzi di Tavarnelle divennero famosi, tanto che furono utilizzati anche da Ferragamo per la tomaia di scarpette da sera.
Le illustrazioni del libro permettono di avere un'idea dei disegni utilizzati: in parte erano figurativi, simili al punto Venezia, con fondo a barrette con pippiolini. I più caratteristici mi sembrano però quelli geometrici, o parzialmente geometrici, come quelli di Maria Antonia; utilizzano in abbondanza il motivo del cerchio con pippiolini, che talvolta fa da sfondo a motivi figurativi stilizzati, in particolare la donnina e l'omino, che sono tipici di questa lavorazione.
La tecnica utilizzata sembra essere quella dell'aemilia ars.
Qui si fermano le mie informazioni. Pare che a Tavarnelle ci siano ancora delle persone che eseguono questo merletto, e che sia possibile acquistarlo, ma non so se esista una Scuola o un'Associazione che ne tuteli il nome e la divulgazione.
Vista la povertò di immagini di questo post, ho deciso di arricchirlo con alcune fotografie prese dal balcone di casa:
Mi sono incuriosota perchè, nonostante le mie letture intensive di tutto quel che trovo sul merletto ad ago, non ne avevo mai sentito parlare.
Ho contattato Maria Antonia che, molto gentilmente mi ha spiegato quel che sapeva su questo merletto, poi ho trovato sul sito della Pro Loco di Tavarnelle, questo libro, che ho subito ordinato:
| di Ebe Ciampalini Balestri |
Illustra la storia del merletto ad ago in Italia ed in particolare nella Val di Pesa, in Toscana, con la scuola di Tavarnelle e quelle dei paesi limitrofi che si dedicavano principalmente al ricamo.
Questo punto venne insegnato a partire dal 1906 persso l'asilo Vincenzo Corti, che ospitava la scuola Elementare e la Scuola di Lavoro. In quell'anno giunse Suor Arcangela Banchelli, che sapeva eseguire il merletto ad ago, e iniziò ad insegnarlo alle bambine e ragazze. In quegli anni nella zona molte donne lavoravano la paglia: facevano delle lunghe trecce che poi vendevano alle manifatture di borse e cappelli di Firenze, grazie alla mediazione di "fattorine" che s'incaricavano di mantenere i rapporti tra la committenza e la mano d'opera. Per commercializzare i merletti si utilizzò lo stesso sistema, e i pizzi di Tavarnelle divennero famosi, tanto che furono utilizzati anche da Ferragamo per la tomaia di scarpette da sera.
Le illustrazioni del libro permettono di avere un'idea dei disegni utilizzati: in parte erano figurativi, simili al punto Venezia, con fondo a barrette con pippiolini. I più caratteristici mi sembrano però quelli geometrici, o parzialmente geometrici, come quelli di Maria Antonia; utilizzano in abbondanza il motivo del cerchio con pippiolini, che talvolta fa da sfondo a motivi figurativi stilizzati, in particolare la donnina e l'omino, che sono tipici di questa lavorazione.
La tecnica utilizzata sembra essere quella dell'aemilia ars.
Qui si fermano le mie informazioni. Pare che a Tavarnelle ci siano ancora delle persone che eseguono questo merletto, e che sia possibile acquistarlo, ma non so se esista una Scuola o un'Associazione che ne tuteli il nome e la divulgazione.
Vista la povertò di immagini di questo post, ho deciso di arricchirlo con alcune fotografie prese dal balcone di casa:
lunedì 26 settembre 2011
Ancora ricamo...
...ancora regalo. Questa volta per una persona che va in pensione.
Visti i miei gravissimi problemi con il cucito, cerco sempre di fare degli oggetti che richiedano poca confezione. I miei preferiti sono gli asciugamani.
Se si prende la stoffa dell'altezza da asciugamano richiedono solo le cuciture degli orli, e permettono di spaziare tra tecniche, motivi, colori.
Questa volta la mia scelta è caduta sui disegni di questo libro:
L'avevo in casa da diversi anni, ma non avevo mai osato cimentarmi nella miriade di fiorellini richiesti per ogni motivo.
Grazie anche ai consigli e all'incoraggiamento delle amiche del forum "Ricamiamo insieme", mi sono lanciata, ed ecco il risultato:
Ed ecco il rovescio, di cui sono particolarmente orgogliosa:
Ho lavorato con un solo filo, il crespo dell'asciugamano era sottile e il disegno era molto ricco; in questo modo non è stato particolarmente difficile fissare i fili sul rovescio, anche nei fiori più piccoli.
Rispetto all'originale ho dovuto cambiare i colori dei fiori, perchè era ricamato su lino grezzo con tanti fiori bianchi. Ho scelto tre sfumature di rosa: chiaro 151, medio 3733, scuro 3350.
Ho anche modificato le peonie, (fiori rosa chiaro in alto) che non mi piacevano, erano ricamate con il punto vapore festonato (non so come si chiami) e a me non ricordavano per niente le peonie. Le ho fatte semplicemente con dei giri concentrici a punto vapore, tutti uguali, in qualche caso contornati da petali a punto festone (erano i fiori più "aperti").
Ecco i miei particolari preferiti:
Le roselline:
i lillà
Sono soddisfatta del risultato e stupita dalla velocità con cui l'ho ricamato: circa due settimane, che per me sono pochissimo.
lunedì 19 settembre 2011
Un po' di ricamo
Ho scoperto che mi piace molto fare e regalare i cuscinetti portafedi per i matrimoni. E' un lavoro non molto lungo e lo trovo un pensiero affettuoso.
Qualche anno fa avevo ricamato questo:
A fine luglio si è sposata una mia collega, e le ho ricamato con grande piacere un cuscinetto personalizzato col monogramma degli sposi.
Ho vinto la mia repulsione per il punto pieno trovando un compromesso. Ho seguito i consigli di Paola: ho disegnato i contorni a punto erba con il perlè n°8, ho riempito l'interno con file di punto erba, eseguito in modo da avere punti molto piccoli sul dietro e ben evidentisul davanti. Ho fatto ancora un po' di imbottitura con file di punti eseguiti sul primo strato, senza puntare nella stoffa, poi ho ricoperto col moulinè di seta a un filo. Non avevo mai usato questo filato (della Anchor): è molto lucido e morbido, secondo me adatto a questo punto.
La scelta dei nastrini è stata un po' travagliata, perchè la stoffa e il ricamo non sono nè bianco candido nè avorio; alla fine ho optato per il gros (dopo aver scartato l'organza e il raso):
Come presentarlo? Fare un pacchetto mi sembrava banale, una scatola di misura era introvabile, allora, ricordando un'invenzione di Paola, l'ho confezionato così:
Ho tagliato un foglio di Bristol come se fosse una busta aperta, poi ho fatto due tagli nelle due parti superiori, ho piegato, infilato il nastrino e annodato. Sembra un po' la confezione di una torta, ma è comoda per queste cose delicate e di forma non regolare.
Avete notato la sfilatura intorno al cuscinetto? Quella me l'ha insegnata Elisa. Sono una che recepisce molto!!!
Mi piace perchè è veloce e d'effetto.
Ho fatto il punto quadro in alto e in basso, togliendo due fili e lasciandone 4, poi ho sfilato per la parte centrale circa 5 mm (6 fili).
Si lavora in verticale, cominciando a sinistra, si fanno due punti festone da sinistra a destra sulle due prime barrette:
Poi si scende con il filo di una barretta
E si fanno due punti festone da destra a sinistra (il primo vicino al margine, il secondo centrale)
Poi si scende di un'altra barretta e si fanno pue punti festone da sinistra a destra.
Ecco il risultato:
credo che sia carina anche fatta con filo colorato
Qualche anno fa avevo ricamato questo:
A fine luglio si è sposata una mia collega, e le ho ricamato con grande piacere un cuscinetto personalizzato col monogramma degli sposi.
Ho vinto la mia repulsione per il punto pieno trovando un compromesso. Ho seguito i consigli di Paola: ho disegnato i contorni a punto erba con il perlè n°8, ho riempito l'interno con file di punto erba, eseguito in modo da avere punti molto piccoli sul dietro e ben evidentisul davanti. Ho fatto ancora un po' di imbottitura con file di punti eseguiti sul primo strato, senza puntare nella stoffa, poi ho ricoperto col moulinè di seta a un filo. Non avevo mai usato questo filato (della Anchor): è molto lucido e morbido, secondo me adatto a questo punto.
La scelta dei nastrini è stata un po' travagliata, perchè la stoffa e il ricamo non sono nè bianco candido nè avorio; alla fine ho optato per il gros (dopo aver scartato l'organza e il raso):
Come presentarlo? Fare un pacchetto mi sembrava banale, una scatola di misura era introvabile, allora, ricordando un'invenzione di Paola, l'ho confezionato così:
Ho tagliato un foglio di Bristol come se fosse una busta aperta, poi ho fatto due tagli nelle due parti superiori, ho piegato, infilato il nastrino e annodato. Sembra un po' la confezione di una torta, ma è comoda per queste cose delicate e di forma non regolare.
Avete notato la sfilatura intorno al cuscinetto? Quella me l'ha insegnata Elisa. Sono una che recepisce molto!!!
Mi piace perchè è veloce e d'effetto.
Ho fatto il punto quadro in alto e in basso, togliendo due fili e lasciandone 4, poi ho sfilato per la parte centrale circa 5 mm (6 fili).
Si lavora in verticale, cominciando a sinistra, si fanno due punti festone da sinistra a destra sulle due prime barrette:
Poi si scende con il filo di una barretta
E si fanno due punti festone da destra a sinistra (il primo vicino al margine, il secondo centrale)
Poi si scende di un'altra barretta e si fanno pue punti festone da sinistra a destra.
Ecco il risultato:
credo che sia carina anche fatta con filo colorato
lunedì 12 settembre 2011
Un libro davvero molto bello
Amo i libri, in tutte le forme, ne possiedo una quantità (troppi!), ma non sono mai abbastanza, trovo sempre qualcosa che ancora stuzzica la mia curiosità.
Qualche settimana fa ho trovato nel bellissimo blog di Mary Corbet, Needle'n thread c'era una recensione lusinghiera di un libro che ha suscitato subito il mio interesse e l'ho immediatamente ordinato da Bookdepository, dove acquisto i libri in lingua inglese.
E' arrivato rapidamente, e ha superato le mie aspettative.
Si tratta di questo: Early 20th Century Embroidery Techniques, di Gail Marsh, ed. Guild of Master Craftsman.
L'autrice, che ha scritto altri due libri sulle tecniche di ricamo del '700 e dell''800, lavora per la Collezione Rachel Kay-Shuttleworth, che è costituita da migliaia di tessili (ricami e merletti) raccolti e catalogati con cura dalla proprietaria.
Se il libro si limitasse alla descrizione di questi pezzi sarebbe già molto attraente, ma fa molto di più. Seleziona un periodo, l'inizio del XX secolo, particolarmente interessante per le arti applicate in Gran Bretagna ed in particolare in Scozia perchè nasce la Glasgow School of Art, che tutti conosciamo per Rennie Mackintosh .
Lo stile di questa Scuola mi affascina particolarmente, lo scorso anno quando sono stata a Glasgow sono andata alla ricerca di sue tracce nell'architettura:
Il libro è suddiviso in capitoli, ognuno dei quali esamina un approccio particolare al ricamo. Inizia con "Insegnare i punti", poi "Reinventare i punti", "Esplorare i punti" e così via. Un approccio non cronologico ma tematico, per aree d'interesse, molto originale a mio avviso. In ogni capitolo si prendono in esme le figure più rilevanti di ricamatrici o insegnanti, è spiegato lo stile, la tecnica è illustrata nei dettagli con disegni, fotografie di particolari dei ricami, esempi fatti dall'autrice, in modo da far comprendere al meglio il loro modo di lavorare.
Per me molto interessante il capitolo "Esplorare i punti" che si occupa del Nuovo Punto Tagliato, riscoperto dalle sorelle Tebbs e da Mona Faulkner. Consiste nel lavorare con i punti del merletto ad ago direttamente sulla stoffa, disegnata in precedenza, attaccandosi solo ai margini; in un secondo tempo si borda il disegno a punto festone, poi si taglia la stoffa sottostante come se si trattasse di un lavoro ad intaglio. Da parecchio tempo vorrei provarlo, ma non ho ancora avuto occasione.
Uno dei miei libri digitali preferiti è proprio quello delle sorelle Tebbs, che ho trovato tempo fa negli archivi digitali della Cornell University e qui viene citato e spiegato nei particolari.
Un altro libro molto citato è quello di Ann Macbeth e Margareth Swanson, Educational Needlecraft ,un approccio nuovo all'insegnamento del cucito e del ricamo, che incoraggia la creatività del singolo. E' diviso per classi d'età, un percorso completo di insegnamento. Sono notevoli alcuni disegni di Ann Macbeth, ancora attuali.
Una delle cose che più mi hanno colpito del libro è la parte finale, in cui riassume i rapporti tra le varie scuole e ricamatrici, prima con due pagine riassuntive, poi con questa geniale mappa:
Sarebbe bellissimo ppoter fare una cosa simile per le scuole di ricamo o di merletto italiane dello stesso periodo, anche da noi così ricco di nuovi spunti.
Qualche settimana fa ho trovato nel bellissimo blog di Mary Corbet, Needle'n thread c'era una recensione lusinghiera di un libro che ha suscitato subito il mio interesse e l'ho immediatamente ordinato da Bookdepository, dove acquisto i libri in lingua inglese.
E' arrivato rapidamente, e ha superato le mie aspettative.
Si tratta di questo: Early 20th Century Embroidery Techniques, di Gail Marsh, ed. Guild of Master Craftsman.
L'autrice, che ha scritto altri due libri sulle tecniche di ricamo del '700 e dell''800, lavora per la Collezione Rachel Kay-Shuttleworth, che è costituita da migliaia di tessili (ricami e merletti) raccolti e catalogati con cura dalla proprietaria.
Se il libro si limitasse alla descrizione di questi pezzi sarebbe già molto attraente, ma fa molto di più. Seleziona un periodo, l'inizio del XX secolo, particolarmente interessante per le arti applicate in Gran Bretagna ed in particolare in Scozia perchè nasce la Glasgow School of Art, che tutti conosciamo per Rennie Mackintosh .
Lo stile di questa Scuola mi affascina particolarmente, lo scorso anno quando sono stata a Glasgow sono andata alla ricerca di sue tracce nell'architettura:
Il libro è suddiviso in capitoli, ognuno dei quali esamina un approccio particolare al ricamo. Inizia con "Insegnare i punti", poi "Reinventare i punti", "Esplorare i punti" e così via. Un approccio non cronologico ma tematico, per aree d'interesse, molto originale a mio avviso. In ogni capitolo si prendono in esme le figure più rilevanti di ricamatrici o insegnanti, è spiegato lo stile, la tecnica è illustrata nei dettagli con disegni, fotografie di particolari dei ricami, esempi fatti dall'autrice, in modo da far comprendere al meglio il loro modo di lavorare.
Per me molto interessante il capitolo "Esplorare i punti" che si occupa del Nuovo Punto Tagliato, riscoperto dalle sorelle Tebbs e da Mona Faulkner. Consiste nel lavorare con i punti del merletto ad ago direttamente sulla stoffa, disegnata in precedenza, attaccandosi solo ai margini; in un secondo tempo si borda il disegno a punto festone, poi si taglia la stoffa sottostante come se si trattasse di un lavoro ad intaglio. Da parecchio tempo vorrei provarlo, ma non ho ancora avuto occasione.
Uno dei miei libri digitali preferiti è proprio quello delle sorelle Tebbs, che ho trovato tempo fa negli archivi digitali della Cornell University e qui viene citato e spiegato nei particolari.
Un altro libro molto citato è quello di Ann Macbeth e Margareth Swanson, Educational Needlecraft ,un approccio nuovo all'insegnamento del cucito e del ricamo, che incoraggia la creatività del singolo. E' diviso per classi d'età, un percorso completo di insegnamento. Sono notevoli alcuni disegni di Ann Macbeth, ancora attuali.
Una delle cose che più mi hanno colpito del libro è la parte finale, in cui riassume i rapporti tra le varie scuole e ricamatrici, prima con due pagine riassuntive, poi con questa geniale mappa:
Sarebbe bellissimo ppoter fare una cosa simile per le scuole di ricamo o di merletto italiane dello stesso periodo, anche da noi così ricco di nuovi spunti.
mercoledì 31 agosto 2011
Tutorial: merletto ad ago geometrico (Reticella) parte sesta
Siamo alle ultime rifiniture e alle considerazioni finali.
Ecco come si presenta il merletto alla fine del giro di punto chiaro:
Sul contorno si vedono dei fili "volanti". Si tratta dei punti dove ho finito la gugliata; nel punto chiaro si lascia il filo della gugliata vecchia in sospeso, si infila la gugliata nuova nel nodino dell'ultimo punto, lasciando una codina; nel giro successivo, quando faremo il sopraggitto, fermeremo queste code, che resteranno pressochè invisibili.
Ora, per "sistemare" meglio il punto chiaro, ripassiamo in ogni buchino con un sopraggitto:
E otteniamo questo, con tutti i fili fermati:
E ora il merletto è proprio finito, pronto per essere attaccato alla stoffa, non ci resta che staccarlo dal supporto.
Giriamo il cartone dal rovescio, e tagliamo e sfiliamo i fili dei punti d'appoggio:
Ecco il merletto staccato, è rimasto qualche filo dei punti d'appoggio:
Ora entra in azione il magico spilucchino con tanto di nappina che mi ha regalato Jeanine
Ecco il nostro merletto finito!
Vorrei fare una considerazione finale sul modo di collocare i punti d'appoggio. Gli archetti con pippiolini sono venuti più arrotondati rispetto al disegno originale perchè ho messo un punto d'appoggio in mezzo, per sostenere il tracciato. se avessi voluto farli retti, in modo da ottenere dei triangoli anziche degli archetti non avrei dovuto fare questi punti d'appoggio.
Se si vuole attaccare alla stoffa il merletto, si imbastisce e si fissa con un cordoncino o un punto festone imbottiti con almeno due fili; si può usare questa tecnica se, per esempio, si vuole utilizzare il pizzo per un cuscinetto portaforbici..
Se invece si vuole inserire il merletto tagliando la stoffa sottostante, per esempio in una tenda, si traccia sulla stoffa il contorno esatto del merletto, si fa un'imbastitura doppia su questo contorno (come un punto scritto), poi si taglia la stoffa a circa 1 cm dall'imbastitura; si fanno dei taglietti in diagonale negli angoli e si ripiega sul rovescio la stoffa eccedente, eventualmente fissandola con un'imbastitura. Si sistema il merletto imbastendolo a punti lunghi, poi si fissa con un punto festone o un cordoncino imbottiti.
E per finire, un po' di bibliografia:
- Quaderni di Aemilia Ars: Bordi, di Bellomo, D'Alessandro, Monteverdi, ed. Nuova S1
- Punto in Aere, di Virginia Bonfiglioli Chiavegato, ed. Re Enzo
- Un Bordo Aemilia Ars, ed. Il Punto Antico
- Aemilia Ars, disegni e Merletti, da Cleofe Mingarelli Ricci, ed. Il Punto Antico
Scaricabili in rete:
- Dillmont, Thérèse, Needle made Laces
- Ricci, Cleofe Mingarelli, Disegni di trafori
Entrambi in http://www.cs.arizona.edu/patterns/weaving/books.html#D
QUI trovate la versione scaricabile in PDF
Ecco come si presenta il merletto alla fine del giro di punto chiaro:
Sul contorno si vedono dei fili "volanti". Si tratta dei punti dove ho finito la gugliata; nel punto chiaro si lascia il filo della gugliata vecchia in sospeso, si infila la gugliata nuova nel nodino dell'ultimo punto, lasciando una codina; nel giro successivo, quando faremo il sopraggitto, fermeremo queste code, che resteranno pressochè invisibili.
Ora, per "sistemare" meglio il punto chiaro, ripassiamo in ogni buchino con un sopraggitto:
E otteniamo questo, con tutti i fili fermati:
E ora il merletto è proprio finito, pronto per essere attaccato alla stoffa, non ci resta che staccarlo dal supporto.
Giriamo il cartone dal rovescio, e tagliamo e sfiliamo i fili dei punti d'appoggio:
Ecco il merletto staccato, è rimasto qualche filo dei punti d'appoggio:
Ora entra in azione il magico spilucchino con tanto di nappina che mi ha regalato Jeanine
Ecco il nostro merletto finito!
Vorrei fare una considerazione finale sul modo di collocare i punti d'appoggio. Gli archetti con pippiolini sono venuti più arrotondati rispetto al disegno originale perchè ho messo un punto d'appoggio in mezzo, per sostenere il tracciato. se avessi voluto farli retti, in modo da ottenere dei triangoli anziche degli archetti non avrei dovuto fare questi punti d'appoggio.
Se si vuole attaccare alla stoffa il merletto, si imbastisce e si fissa con un cordoncino o un punto festone imbottiti con almeno due fili; si può usare questa tecnica se, per esempio, si vuole utilizzare il pizzo per un cuscinetto portaforbici..
Se invece si vuole inserire il merletto tagliando la stoffa sottostante, per esempio in una tenda, si traccia sulla stoffa il contorno esatto del merletto, si fa un'imbastitura doppia su questo contorno (come un punto scritto), poi si taglia la stoffa a circa 1 cm dall'imbastitura; si fanno dei taglietti in diagonale negli angoli e si ripiega sul rovescio la stoffa eccedente, eventualmente fissandola con un'imbastitura. Si sistema il merletto imbastendolo a punti lunghi, poi si fissa con un punto festone o un cordoncino imbottiti.
E per finire, un po' di bibliografia:
- Quaderni di Aemilia Ars: Bordi, di Bellomo, D'Alessandro, Monteverdi, ed. Nuova S1
- Punto in Aere, di Virginia Bonfiglioli Chiavegato, ed. Re Enzo
- Un Bordo Aemilia Ars, ed. Il Punto Antico
- Aemilia Ars, disegni e Merletti, da Cleofe Mingarelli Ricci, ed. Il Punto Antico
Scaricabili in rete:
- Dillmont, Thérèse, Needle made Laces
- Ricci, Cleofe Mingarelli, Disegni di trafori
Entrambi in http://www.cs.arizona.edu/patterns/weaving/books.html#D
QUI trovate la versione scaricabile in PDF
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