domenica 19 settembre 2010

Mostra di merletti a Palazzo Madama (Torino)

Torino è una bella città, d'estate però è calda, d'inverno può essere fredda, ma in autunno e primavera girare nelle strade del centro, molte delle quali pedonali, è un vero piacere.
Quest'autunno varrebbe una visita, anche perchè a Palazzo Madama, sede del Museo di Arte Antica e sede del primo Governo nazionale, è stato rifatto l'allestimento della Sala dei Tessuti, che si trova all'ultimo piano, e ora ospita, fino al 31 dicembre, solamente merletti.



E' stata  infatti allestita la mostra  "Merletti, la poesia del nodo"  composta di 95 pezzi, solo una minima parte della collezione in possesso al Museo e non accessibile al pubblico, con nuove didascalie che ne illustrano la provenienza, l'epoca e il tipo di lavorazione.

Io l'ho vista a giugno, poco dopo l'apertura; l'ho trovata interessante e credo che tornerò a vederla; purtroppo non tutti i pezzi sono visibili da vicino (tranne che si sia mooolto più alti di me) quindi non se ne possono apprezzare i particolari, considerata anche l'illuminazione che, per non danneggiare i tessili, non è mai ottimale. Crdo che la prossima volta mi porterò una lente per vedere meglio almeno i pezzi "alla mia altezza".



 La collezione ospita merletti al tombolo e ad ago, parecchi pezzi di fattura industriale, qualche filet; uno in particolare mi ha colpita, molto grande, ricamato con punti vari, un po' come usano in Sardegna.
E' una mostra interessante, un grande passo avanti rispetto all'allestimento precedente, anche se come ampiezza e fruibilità non ha nulla a che vedere con la splendida Sala dei Merletti di Palazzo Davanzati, a Firenze, che resta per me il posto migliore dove ammirare merletti di tutti i tipi. Se potessi ci andrei tutti i giorni, considerando anche che l'ingresso è molto economico (2 Euro, da non credere!).

Tornando a Torino e a Palazzo Madama, secondo me vale una visita, considerando che col biglietto si può visitare tutto il museo di Antichità, che è stato aperto da pochi anni e, anche solo come ambientazione, è molto affascinante. C'è anche una caffetteria elegante con bel panorama, e un bookshop dove è in vendita un libro di piccolo formato che illustra la collezione tessile del museo. L'orario è dalle 10 alle 18, domenica fino alle 20, lunedì chiuso; il martedì l'ingresso è gratuito.



Proprio in questi giorni al Museo della Fondazione Accorsi, a poche centinaia di metri da Palazzo Madama,è stata inaugurata una nuova mostra, che io non ho ancora visto. Si chiama Oro e Seta, ospita alcuni dei costumi più belli delle Opere del Teatro Regio e alcuni costumi del celebre tenore Tamagno. Tutte le visite a Palazzo Accorsi (museo di arti applicate, bello da vedere a prescindere dall'attuale mostra) sono guidate da simpatici volontari; alla domenica mattina, in occasione di questa mostra, la visita sarà accompagnata da brani delle Opere di cui sono esposti i costumi.

Visto che sono lanciata sulle informazioni turistiche di Torino, vorrei segnalare ancora il Museo del Cinema, che si trova alla Mole Antonelliana, bellissimo da visitare per tutti, anche per quelli che non sono appassionati di cinema.
Tra due settimane inoltre, a Torino (questa volta al Lingotto, non in centro) ci sarà Manualmente, fiera della creatività. Nelle scorse edizioni c'erano molti espositori di perline, bigiotteria, feltro, scrapbooking e cose di carta. Non vale un viaggio lungo, ma se si passa da queste parti tanto vale approfittarne.
Per ora il mio servizio come informatore turistico è finito, sono però disponibile per ulteriori precisazioni.

domenica 12 settembre 2010

Naalbinding: mi mancava!

Premessa: questo post non ha nessuna attinenza col merletto ad ago. Si parlava di merletto ad ago ed altre passioni? Questa non è una passione, non credo che lo diventerà mai, diciamo che è una curiosità, nel territorio (molto allargato) dei lavori ad ago, ecco.

M'interesso di "cose tessili" da molti anni, da quando ero una bambinetta e leggevo i Rakam di mia mamma. Nel corso del tempo sono passate tante mode, qualcuna è tornata; pensavo di conoscere almeno per sentito dire, tutte le tecniche, anche le meno ovvie. So che esiste il tricotin, per esempio; il pizzo a forcella; so che c'è chi lavora a maglia con le dita, chi fa il chiacchierino con l'ago, e così via. Ma di questo naalbinding (inglese), naalbinden (tedesco) non avevo proprio mai sentito parlare. Mi sono imbattuta in questo post che mi ha incuriosita con questa foto:



Dalle immagini successive ho capito che si parlava di una tecnica a me sconosciuta, così sono andata a cercare informazioni su Wikipedia e di lì ho spaziato, un po', ho trovato anche dei video su Youtube (questo e parecchi altri) che spiegano come si esegue questo lavoro.
Qui si trovano informazioni sulla storia, qui istruzioni, qui notizie varie e molti link.
In sostanza si tratta di un'antica tecnica di cui si hanno tracce in tombe copte dell'Egitto, in tessili rinvenuti a Paracas, in Perù, che risalgono a un' epoca tra il 400 a.C. e il 200 d.C, e nel Nord Europa, terra di Vichinghi. Ho trovato su diversi libri la descrizione di questi manufatti come lavoro a maglia, in realtà sembra che la tecnica usata fosse questo naalbinding. Ancora oggi è usata da una tribù peruviana, ed è stata riscoperta nel Nord Europa. Che legame ci sia tra queste culture per me è un mistero. Si lavorava, e si lavora tuttora, con lana piuttosto grossa, in gugliate lunghe 1-2 metri, con aghi grossi, di legno (o osso?). E' stata denominata anche "lavoro a maglia con un solo ferro" ma in realtà è molto diversa, perchè non si tengono le maglie sull'ago, forse ricorda più l'uncinetto.
Mi pare di aver capito che si lavora in cerchio, a spirale, quindi è adatta per fare calze, borse, cappelli, guanti. Si può ottenere un tessuto piatto, ma si lavora in giri di sola andata, quindi bisogna rompere il filo e ricominciare lavorando sempre da sinistra a destra. Pare fosse utilizzata proprio per questa caratteristica, in alternativa alla tessitura.

Alla fine di tutti questi giri virtuali potevo non fare una prova? Ecco l'ignobile risultato:


Qui mi fermo. Non ho voglia di provare a chiudere a cerchio e fare un secondo giro. Si vede che non diventerò un'esperta, vero?

giovedì 9 settembre 2010

E la mia maglia blu?

Anch'io ho una maglia (blu) che andrebbe chiusa con un qualcosa, era inevitabile fare un bottone-spilla anche per lei.
Ecco il risultato.



La maglia è molto più blu che nell'immagine, e anche il bottone è decisamente più azzurro. Ora basta con la produzione di bottoni, almeno per un po'.

lunedì 6 settembre 2010

E poi?

Riparliamo un po' di storia?
Qui eravamo arrivati al Seicento, la moda richiedeva tessuti e merletti sempre più ricchi, sontuosi e costosi; a Venezia, oltre il Gros Point, o Punto tagliato a Fogliami, si produceva il Rosaline, delicato, con tanti piccoli fiorellini, e il Punto di Venezia, con disegni che ricordavano i coralli.


I merletti veneziani erano apprezzati e pagati molto bene in tutta Europa, si cominciava ad imitarli, soprattutto in alcune regioni della Francia, senza riuscire a riprodurne l'eleganza.

Nel 1665 Colbert, (non a caso figlio di un mercante di stoffe di Lione) allora Primo Ministro di Luigi XIV, si rese conto che l'importazione di tessuti e merletti era un peso insostenibile per l'economia francese, per cui emanò una legge che vietava l'acquisto all'estero di tali merci. Questo non significava che gli ornamenti dovevano essere banditi dall'abbigliamento e dalle case, semplicemente quelli impiegati dovevano essere prodotti in Francia.
Per migliorare la qualità dei merletti ad ago francesi chiamò (e pagò profumatamente) una trentina di merlettaie veneziane, che fece risiedere essenzialmente nelle città di Argentan e Alençon, dove dovevano insegnare la loro arte alle merlettaie autoctone. Affidò la direzione artistica di queste menifatture a famosi disegnatori, che fornirono dei modelli particolarmente eleganti, e diede inizio alla fiorente industria del merletto ad ago francese.

Venezia aveva perso il monopolio di questa fiorente industria. Si cercò di limitare il danno emanando leggi che vietavano l'espatrio delle merlettaie, con pene severissime che colpivano anche le famiglie. Provarono anche a raffinare la produzione dando origine a bellissimi pezzi di Rosaline, poi cercarono di allinearsi alla produzione francese: arricchirono i fondi, dapprima aumentando semplicemente la densità delle barrette



poi iniziando a fare delle barrette con disposizione geometrica, come si vedeva nei merletti di Argentan



A Burano si iniziò a produrre un merletto con un fondo completamente a rete, quello che ancora oggi conosciamo come merletto di Burano, che era simile a quello di Alençon, senza eguagliarne l'eleganza per quel che riguarda i disegni.



Questi nuovi merletti avevano in comune la leggerezza, e la facilità di manipolazione. La moda intanto era cambiata, aveva nuove esigenze, gli abiti erano ricchi di fiocchi e gale, che non potevano essere fatti con gli antichi pizzi rigidi come sculture, per questo i nuovi merletti erano l'ideale.

Ma le leggi di Colbert non colpirono solo i merletti. Furono vietate anche le importazioni di ricche stoffe orientali, i Damaschi, e quelle stampate che arrivavano dall'India (le indiennes, appunto). Per ovviare a queste restrizioni, nel Sud della Francia si iniziò proprio allora a produrre il famoso Boutis, in sostituzione delle indiennes, mentre i damaschi furono sostituiti con il ricamo Colbert, che prese il nome proprio dal famoso ministro.


Needlebook ricamato a Colbert

sabato 4 settembre 2010

Bottone-spilla

Mia sorella si è comprata una maglia nera, di quelle che andrebbero chiuse con un solo bottone (che non ha) o con una spilla (che non ha). Cosa fare?
Un nuovo bottone-spilla! Eccolo:

Ricamato con la Seta Reale per occhielli, un vero piacere da lavorare!

mercoledì 1 settembre 2010

Ancora a proposito di esposizioni virtuali

A proposito di esposizioni virtuali, vorrei far notare un merletto particolare.


E' il primo merletto della prima pagina della ricerca "per needle lace" nelle collezioni del Victoria and Albert Museum, e si tratta di un merletto fatto con... CAPELLI!!! Proprio capelli umani, come si vede anche dal colore, evidentemente hanno usato capelli di donne bionde, ma ci sono delle sfumature più scure dovuti all'uso di capelli bruni. Per il rilievo, visto che i capelli umani erano troppo sottili (ci credo!!!) hanno usato peli di cavallo. Suppongo della criniera, o forse della coda...
Avevo letto dell'uso dei capelli nel ricamo, ma non avevo mai visto dei merletti fatti con questo materiale, immagino che non fosse facilissimo da lavorare. Se qualcuna ha delle lunghe trecce (o figlie con chiome al vento!) ci può provare!
E se qualcuno vuole sperimentare un filato veramente eccezionale e "fatto in casa", può rivolgersi a questo sito . Si tratta di raccogliere e far filare ...il pelo del proprio cane! Non sarà tanto adatto per merletti ad ago, ma pare sia ottimo per lavori a maglia.

Basta divagazioni, altra segnalazione. Questa volta non si tratta di un museo, ma di una vendita online di merletti. Ci sono pezzi davvero stupendi, come la tovaglia ad Aemilia Ars in prima pagina, presentati con molte fotografie anche dettagliate.
Altra vendita on line di merletti, alcuni abbordabili, al di sotto delle 100 sterline, si trova qui ; le immagini non sono dettagliatissime, ma sufficienti a farsi un'idea.

lunedì 30 agosto 2010

Sperimentazioni estreme

Credo di aver raggiunto il mio limite massimo di sperimentazione. Ho visto sul libro "Lace" di Virginia Churchill Bath dei lavori fatti su lastra di plexiglass, semplicemente avvolgendo dei fili in varie direzioni e costruendoci sopra un merletto. Il mio cervello che ha sempre un'impostazione "pratica", nel senso che tutte le volte che faccio qualcosa la prima domanda che mi pongo è "e poi cosa ne faccio?" ha fatto un salto dal plexiglass ai bracciali rigidi, così me ne sono procurata uno e ho provato a costruirci sopra dei pezzi di merletto.
Ecco il risultato:



Non è stato facilissimo, soprattutto all'inizio, ho capito cosa significa "punto in aria" perchè dovevo costruire i punti su dei fili molto instabili





Ho usato del filo di cotone nero per uncinetto, dello spessore di un perlè n°8 e un filo di poliammide molto lucido leggermente più spesso. L'ho trovato in grossi rocchetti al mercato, credo che sia quello che usano le donne marocchine per decorare i loro vestiti.